Naufraghi 2.0
- davidvanterpool
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Re: Naufraghi 2.0
Doc, io domani parto per le ferie.. lui gli darà anche tempo ma io ti strozzo!!
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?


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Re: Naufraghi 2.0
davidvanterpool ha scritto: Doc, io domani parto per le ferie.. lui gli darà anche tempo ma io ti strozzo!!
vallo a prendere a Terni

Giordan ha scritto: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0
un piccolo inframezzo
cronaca di una ordinaria missione
Il tenente Pappon aveva appena ultimato l’ispezione notturna all’arsenale e stava per coricarsi, quando all’improvviso un oggetto nel cielo attirò la sua attenzione: si trattava di un pericolosissimo aereo FAL1. Avrebbe potuto provarlo ad abbatterlo lui stesso, con i micidiali missili Straccion, ma ritenva che quello fosse un compito particolarmente adatto al reparto MAS (Micia da Attacco Speciale). Andò immediatamente a svegliare il sergente Nut, comandante del 1° reparto MAS, di stanza a Sdrar-sul-Balcon.
Il sergente Nut dormiva, ma come ogni membro del MAS fu subito pronto in pochi secondi. Appena giunti sul posto, Nut individuò immediatamente l’obiettivo, anche se questi era fuori dalla sua portata. Il tenente decise di usare, per farlo abbassare di quota, un primo lancio di Straccion, ma questi fece sparirlo dalla loro vista.
Nut si mise subito alla ricerca, ma fu il tenente ad individuarlo. Indicò a Nut il punto dove era il nemico, lanciò un altro Straccion, e questa volta il FAL1 entrò nel raggio di azione del felino sergente. Con la sua coppia di Artiglioon, micidiali cannoni a 4 vie, colpi più volte il FAL1, ma senza abbatterlo. Dopo una decina di colpi, questo sparì dalla vista di Nut, ma non alla vista del tenente. Si avvicinò di soppiatto, spostò il riparo del FAL1 e mostrò a Nut dove si trovava… altri colpi, e il FAL1 perse quota.
Poi uscì tutto il lato sadico di Nut: con il FAL1 che non poteva più volare, Nut si limitava a colpirlo con il suo Artiglioon, prima a destra e poi a sinistra, e questi provava inutilmente a sottrarsi a questa agonia. Il tenente si complimentava con il sergente per la missione, ma sperava che questi terminasse. Dopo una decina di minuti, il sergente Nut decise di smontare il FAL1 e di farlo proprio. Il tenente si complimentò molto con lui.
Poi, probabilmente per l’assenza dalla base del maggiore Fredrick, il sergente Nut quella sera si mise a riposare sulla branda del tenente, che si addormentò molto felice.
cronaca di una ordinaria missione
Il tenente Pappon aveva appena ultimato l’ispezione notturna all’arsenale e stava per coricarsi, quando all’improvviso un oggetto nel cielo attirò la sua attenzione: si trattava di un pericolosissimo aereo FAL1. Avrebbe potuto provarlo ad abbatterlo lui stesso, con i micidiali missili Straccion, ma ritenva che quello fosse un compito particolarmente adatto al reparto MAS (Micia da Attacco Speciale). Andò immediatamente a svegliare il sergente Nut, comandante del 1° reparto MAS, di stanza a Sdrar-sul-Balcon.
Il sergente Nut dormiva, ma come ogni membro del MAS fu subito pronto in pochi secondi. Appena giunti sul posto, Nut individuò immediatamente l’obiettivo, anche se questi era fuori dalla sua portata. Il tenente decise di usare, per farlo abbassare di quota, un primo lancio di Straccion, ma questi fece sparirlo dalla loro vista.
Nut si mise subito alla ricerca, ma fu il tenente ad individuarlo. Indicò a Nut il punto dove era il nemico, lanciò un altro Straccion, e questa volta il FAL1 entrò nel raggio di azione del felino sergente. Con la sua coppia di Artiglioon, micidiali cannoni a 4 vie, colpi più volte il FAL1, ma senza abbatterlo. Dopo una decina di colpi, questo sparì dalla vista di Nut, ma non alla vista del tenente. Si avvicinò di soppiatto, spostò il riparo del FAL1 e mostrò a Nut dove si trovava… altri colpi, e il FAL1 perse quota.
Poi uscì tutto il lato sadico di Nut: con il FAL1 che non poteva più volare, Nut si limitava a colpirlo con il suo Artiglioon, prima a destra e poi a sinistra, e questi provava inutilmente a sottrarsi a questa agonia. Il tenente si complimentava con il sergente per la missione, ma sperava che questi terminasse. Dopo una decina di minuti, il sergente Nut decise di smontare il FAL1 e di farlo proprio. Il tenente si complimentò molto con lui.
Poi, probabilmente per l’assenza dalla base del maggiore Fredrick, il sergente Nut quella sera si mise a riposare sulla branda del tenente, che si addormentò molto felice.
Giordan ha scritto: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
- doc G
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Re: Naufraghi 2.0
“Non capisco dove voglia arrivare. Non siamo affatto certi che queste siano state le prime civiltà umane evolute, solamente pochi decenni fa non conoscevamo la valle dell’Indo ed i Sumeri. Magari fra pochi anni si scoprirà una civiltà ancora più antica, magari in Cina o in Siria, o magari si scoprirà che la civiltà di Creta è più antica di quanto immaginiamo. O magari addirittura di più. Conosce la teoria di Hankock? Una civiltà avanzata rimasta sepolta sotto i ghiacci dell’Antartide a causa di un cataclisma, sa, la teoria dello scorrimento della crosta terrestre di Hapgood, teoria ripresa poi da Einstein? Dove se ne andrebbe la sua teoria delle civiltà primigenie?”
“Mi ascolti. A me non importa un fico secco delle civiltà primigenie. Quello che mi interessa non è tanto se l’Egitto sia stata o meno la prima civiltà. Quello che mi interessa è la sua storia e, soprattutto, la sua leggenda. L’Egitto, lo saprà, è considerata la terra natale della magia, il luogo in cui hanno operato i primi maghi. I Sumeri erano grandi tecnici e scienziati, non maghi. Furono considerati maghi i Caldei, che presero il potere nella Babilonia solamente intorno al XV secolo A.C.; la patria della magia è senza dubbio l’Egitto, dove sarebbe stata insegnata ai suoi abitanti da un Dio, Thoth dalla testa di Ibis.”
“La teoria del civilizzatore semidivino, ma esiste anche questa in tutte le mitologie. Abramo e Mosè, Prometeo, Marduk, persino in America c’erano Viracocha in Perù e Quezacoatl in Messico e nell’America centrale. Persino in Egitto Thoth divide questo ruolo con Osiride.”
“Vero, ma Thoth ha qualcosa di più. Secondo la leggenda ha lasciato qualcosa di tangibile, di concreto, non solo conoscenze.”
“Il libro di Thoth, quello da cui, secondo la leggenda, sarebbero derivati i Tarocchi.”
“Bravo. Il libro, ma non solo. Avrebbe lasciato anche degli oggetti.”
“Ma allora perché si interessa solo a Thoth? Per esempio anche in Irlanda, sempre secondo le leggende, i Thuata De Danaan, esseri semidivini, forse extraterrestri, avrebbero donato agli antichi Celti un Calderone, una pietra, una lancia ed una spada.”
“Vero. Bravo, mi stupisce. Per seguire questa pista servirebbe però un esperto in magia celtica, druidica, ed io non lo sono.”
“Ciò significa che lei è esperto in…”
“Esatto, mio caro, sono un esperto in magia Egizia, faccio parte della massoneria di rito egizio, importata nel cosiddetto mondo occidentale addirittura da”
“Da Alessandro, conte di Cagliostro, lo so, ma mi vuol far credere che esiste ancora questa massoneria?”
“Esiste ancora, mio caro, ed io attualmente sono Grande Copto, corrispondente di Gran Maestro, di una loggia. Contrariamente alla maggior parte dei miei confratelli, però, io sono andato a fondo dell’argomento, praticando la magia egizia e divenendo un esperto di archeologia, anzi, più modestamente, di Egittologia.”
“Lei sarebbe un mago egizio? Mi sembra di sognare.”
“Ad ogni modo gli oggetti lasciati da Thoth sarebbero proprio un contenitore ed un’arma. Sono questi gli archetipi dei miti del nostro mondo.”
“Archetipi. Questi oggetti li conoscerà lei con altri tre o quattro maghi, o meglio, mi sembra più opportuno dire prestigiatori.”
“Caro mio, si lasci spiegare. Perché, mi spieghi perché l’Egitto non fu mai conquistato per millenni.”
“Allora mi spieghi perché alla fine fu conquistato. Si ricordi, ad esempio, di Cambise di Persia o degli Assiri. Come mai hanno sconfitto gli Egizi, avevano un bastone più lungo o un pentolone più grande?”
“Va bene. Gli Egizi, nell’antico regno, nonostante non avessero un grande esercito, furono invitti. Dal grande Menes, il fondatore dell’Egitto, in poi, gli Egizi non conobbero avversari, ne nella cultura, ne nelle armi.”
“Armi forse, cultura ho dei dubbi.”
“Pensi alle Piramidi della quarta dinastia o al tempio di Abydos. La sfinge. Però ha ragione, la loro superiorità sui Sumeri o magari sui popoli della valle dell’Indo non era tanto culturale, ma tecnologica. Come era possibile una tale superiorità tecnologica? Grazie alla Magia.”
“Magia? Avrebbero costruito le piramidi o la sfinge con la magia?”
“Come, altrimenti? Ma mi faccia proseguire. Questa superiorità finì quando l’Egitto si sfaldò da solo. Alla fine del regno di Pepi II l’Egitto si sfaldò da solo, dopo molte lotte intestine la situazione si stabilizzò con due regni, l’alto ed il basso Egitto.”
“Mi ascolti. A me non importa un fico secco delle civiltà primigenie. Quello che mi interessa non è tanto se l’Egitto sia stata o meno la prima civiltà. Quello che mi interessa è la sua storia e, soprattutto, la sua leggenda. L’Egitto, lo saprà, è considerata la terra natale della magia, il luogo in cui hanno operato i primi maghi. I Sumeri erano grandi tecnici e scienziati, non maghi. Furono considerati maghi i Caldei, che presero il potere nella Babilonia solamente intorno al XV secolo A.C.; la patria della magia è senza dubbio l’Egitto, dove sarebbe stata insegnata ai suoi abitanti da un Dio, Thoth dalla testa di Ibis.”
“La teoria del civilizzatore semidivino, ma esiste anche questa in tutte le mitologie. Abramo e Mosè, Prometeo, Marduk, persino in America c’erano Viracocha in Perù e Quezacoatl in Messico e nell’America centrale. Persino in Egitto Thoth divide questo ruolo con Osiride.”
“Vero, ma Thoth ha qualcosa di più. Secondo la leggenda ha lasciato qualcosa di tangibile, di concreto, non solo conoscenze.”
“Il libro di Thoth, quello da cui, secondo la leggenda, sarebbero derivati i Tarocchi.”
“Bravo. Il libro, ma non solo. Avrebbe lasciato anche degli oggetti.”
“Ma allora perché si interessa solo a Thoth? Per esempio anche in Irlanda, sempre secondo le leggende, i Thuata De Danaan, esseri semidivini, forse extraterrestri, avrebbero donato agli antichi Celti un Calderone, una pietra, una lancia ed una spada.”
“Vero. Bravo, mi stupisce. Per seguire questa pista servirebbe però un esperto in magia celtica, druidica, ed io non lo sono.”
“Ciò significa che lei è esperto in…”
“Esatto, mio caro, sono un esperto in magia Egizia, faccio parte della massoneria di rito egizio, importata nel cosiddetto mondo occidentale addirittura da”
“Da Alessandro, conte di Cagliostro, lo so, ma mi vuol far credere che esiste ancora questa massoneria?”
“Esiste ancora, mio caro, ed io attualmente sono Grande Copto, corrispondente di Gran Maestro, di una loggia. Contrariamente alla maggior parte dei miei confratelli, però, io sono andato a fondo dell’argomento, praticando la magia egizia e divenendo un esperto di archeologia, anzi, più modestamente, di Egittologia.”
“Lei sarebbe un mago egizio? Mi sembra di sognare.”
“Ad ogni modo gli oggetti lasciati da Thoth sarebbero proprio un contenitore ed un’arma. Sono questi gli archetipi dei miti del nostro mondo.”
“Archetipi. Questi oggetti li conoscerà lei con altri tre o quattro maghi, o meglio, mi sembra più opportuno dire prestigiatori.”
“Caro mio, si lasci spiegare. Perché, mi spieghi perché l’Egitto non fu mai conquistato per millenni.”
“Allora mi spieghi perché alla fine fu conquistato. Si ricordi, ad esempio, di Cambise di Persia o degli Assiri. Come mai hanno sconfitto gli Egizi, avevano un bastone più lungo o un pentolone più grande?”
“Va bene. Gli Egizi, nell’antico regno, nonostante non avessero un grande esercito, furono invitti. Dal grande Menes, il fondatore dell’Egitto, in poi, gli Egizi non conobbero avversari, ne nella cultura, ne nelle armi.”
“Armi forse, cultura ho dei dubbi.”
“Pensi alle Piramidi della quarta dinastia o al tempio di Abydos. La sfinge. Però ha ragione, la loro superiorità sui Sumeri o magari sui popoli della valle dell’Indo non era tanto culturale, ma tecnologica. Come era possibile una tale superiorità tecnologica? Grazie alla Magia.”
“Magia? Avrebbero costruito le piramidi o la sfinge con la magia?”
“Come, altrimenti? Ma mi faccia proseguire. Questa superiorità finì quando l’Egitto si sfaldò da solo. Alla fine del regno di Pepi II l’Egitto si sfaldò da solo, dopo molte lotte intestine la situazione si stabilizzò con due regni, l’alto ed il basso Egitto.”
- doc G
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Re: Naufraghi 2.0
“Grazie per la lezione, ma guardi che da bambino ho anche fatto le elementari.”
“Lei non è in condizione di fare lo spiritoso. Se vuole andrò avanti, se no mi fermerò, per me non ci sono problemi.”
“Vada avanti.”
“Curioso, vero?”
“Vero.”
“Bene, allora proseguo. Quando Menhuopte riunificò l’Egitto, mancò qualcosa. Il contenitore era rimasto all’alto Egitto, l’arma nel basso. Così i Re dell’Egitto ebbero a disposizione solamente il contenitore. L’Egitto ebbe grandi Re, come i tanti Amennemes e Sesostri, si ricorderà per esempio della vicenda di Shinue l’egiziano: Amennemes II viene ucciso da alcuni congiurati, Shinue, medico di corte, ha paura e scappa, ma Sesostri II riesce a sfuggire ai congiurati e riprende il potere, Shinue viene considerato un traditore e deve continuare a fuggire in Asia finché, quindici anni dopo, viene perdonato.”
“Si, ma cosa c’entra Shinue nel discorso?”
“Niente. Mi piaceva raccontarlo. Insomma, nonostante i grandi Re alla fine l’Egitto viene invaso dalla misteriosa popolazione degli Hicksos, probabilmente pastori asiatici, e loro, con il basso Egitto, conquistano anche l’arma, ma non sanno cosa farne. Questi rozzi asiatici, avendo l’oro egizio, iniziano a commerciare e, tra l’altro, iniziano a commerciare anche con Creta. Abbiamo anche prove archeologiche che il re asiatico Kyan commerciasse con Creta, è stato trovato il suo sigillo nel palazzo di Cnosso. Pochi anni dopo il re Egizio dell’alto Egitto, Kamose, inizia a baccagliare con i re asiatici del basso Egitto, ma viene regolarmente respinto. Proprio quando gli asiatici sembravano essere sul punto di invadere l’alto Egitto, Kamose muore e viene sostituito dal figlio Amosis. Amosis era molto devoto ai sacerdoti di Tebe, ai sacerdoti del Dio Ammone, i quali gli insegnano ad utilizzare il contenitore. I rapporti di forza si ribaltano e quindi Amosis scaccia gli Hicksos e finisce anche il secondo periodo intermedio, ma l’arma ormai era a Creta, dove nessuno sapeva come utilizzarla. Creta, si ricorderà, viene conquistata dopo alcune catastrofi naturali e l’arma finisce ad Atene.”
“Sta riscrivendo la storia dei popoli mediterranei. Manca ancora molto?”
“No. Il contenitore ad un certo punto viene rubato dall’Egitto, e lei sa come e da chi, ne sono certo.”
“In realtà no. Come investigatore non sono un granché, altrimenti non sarei quaggiù legato come un salame.”
“Divertente. Comunque il contenitore viene portato per un breve periodo a Tell el Amarna, l’antica Akhetaton, dal faraone eretico Akhenaton. Alla morte di quest’ultimo Tuthankamon riporta il contenitore a Tebe, ma tutti i sacerdoti della religione monoteistica di Aton conoscono il contenitore e sanno usarlo; così pochi decenni dopo uno lo ruba. Per riuscire a scappare, crea addirittura un popolo, prima non esisteva, e lo unifica con una religione, ovviamente modellata su quella dell’unico Dio Aton.”
“Lei sta parlando di Mosè!”
“Esatto.”
“Lei è totalmente folle.”
“Lei sa che non è così. Non ci sono prove archeologiche della esistenza del popolo ebraico prima dell’Esodo. La mia certezza è che non esistesse. Mosè ha riunito un eterogeneo gruppo di schiavi, un po’ come se oggi qualcuno riunificasse gli extracomunitari di Roma e con quelli costituisse una nazione in qualche zona isolata, che so io, a Pantelleria.”
“Ribadisco. Lei è un folle.”
“Si ricordi delle piaghe, come le avrebbe provocate Mosè? Poi, si ricorda, quando Mosè va dal Faraone, per la cronaca Ramsete II, trasforma il suo bastone in un serpente. Nessuno si scompone, arrivano due maghi e trasformano anche i loro bastoni in serpenti. La cosa degna di meraviglia è solamente il fatto che il serpente di Mosè si pappa gli altri due. Perché la Bibbia dovrebbe aver avuto interesse a presentare Mosè come un mago egizio? Questo prova che il fatto è vero.”
“Una prova un po’ labile, me lo consentirà.”
“Labile. Bhà. Comunque finisco immediatamente. La leggenda di un contenitore magico nella storia ebraica c’è.”
“L’Arca dell’alleanza!”
“Esatto. Mi spieghi allora perché il re d’Egitto Sheshonk II avrebbe dovuto andare a saccheggiare il tempio costruito da un re che, guarda caso, viene ricordato come un mago, Salomone. Se avesse avuto bisogno di qualche paramento d’oro avrebbe mandato qualche minatore in più a scavare nelle sue miniere d’oro ed avrebbe messo all’opera i suoi maestri orefici. Ragioni militari non ne aveva, tanto che dovette tornare subito in Egitto con la coda fra le gambe. Ormai però l’Egitto, dopo trecento anni senza i suoi amuleti, non aveva più nessuno in grado di usare il contenitore.”
“Che fine avrebbe fatto questo contenitore?”
“Lo rintracciarono i Tolomei, ma lo rintracciarono troppo tardi. Dopo la conquista dei romani, il contenitore venne portato a Roma da Augusto. Lì, nella capitale dell’impero, scomparve, per essere recuperato dagli adepti del culto di Iside. Cosa crede che stesse cercando Plinio il vecchio?”
“Il contenitore a Pompei?”
“Esatto. L’arma consentì agli Ateniesi di costruire una grande potenza, nonostante un piccolo territorio e pochi abitanti, di sconfiggere l’impero persiano e di avere la supremazia in Grecia. Questo fino alla guerra del Peloponneso. Si ricorderà, Pericle si chiuse in città, preparando la riscossa con l’arma, quando scoppiò la peste. Con Pericle morirono tutti coloro che sapevano usare l’arma, poi, pochi mesi dopo, il traditore Alcibiade la portò a Siracusa. A Siracusa ci fu qualcuno che imparò ad usare questo oggetto magico, Archimede, che però commise l’errore di credere troppo nelle proprie invenzioni e venne sconfitto. L’arma venne portata a Roma da Scipione l’Emiliano, dove venne usata dal circolo degli Scipioni. Alla fine ci fu qualcuno che non sapendo usare l’arma, conoscendone il grande potere, la regalò alla sibilla di Cuma, e ne ebbe in cambio l’appoggio. Un uomo nobile, che visse nei piaceri e nelle mollezze fino a quarant’anni, quindi conquistò il potere in pochi anni.”
“Cioè Giulio Cesare.”
“Bene. Abbiamo terminato. A Pompei il mio bisnonno lo trovò. Per la cronaca lo trovò un archeologo e il mio avo commissionò il suo furto.”
“Tale nonno…”
“Fingerò di non aver sentito. Ovviamente oggi capisce cosa cercavo. Un oscuro monaco alchimista trovò l’arma, non so per quale scopi la usò, poi ne ebbe paura e la nascose. La sua fama però si perpetrò fino al rinascimento. Anche Marsilio Ficino era un adepto di Thoth, che chiamava con un altro nome.”
“Ermete Trismegisto!”
“Proprio lui. Noi, comunque, abbiamo finito. Oggi, ormai, i due oggetti sono entrambi nella mia borsa, qui, pronti all’uso.”
“Lei non è in condizione di fare lo spiritoso. Se vuole andrò avanti, se no mi fermerò, per me non ci sono problemi.”
“Vada avanti.”
“Curioso, vero?”
“Vero.”
“Bene, allora proseguo. Quando Menhuopte riunificò l’Egitto, mancò qualcosa. Il contenitore era rimasto all’alto Egitto, l’arma nel basso. Così i Re dell’Egitto ebbero a disposizione solamente il contenitore. L’Egitto ebbe grandi Re, come i tanti Amennemes e Sesostri, si ricorderà per esempio della vicenda di Shinue l’egiziano: Amennemes II viene ucciso da alcuni congiurati, Shinue, medico di corte, ha paura e scappa, ma Sesostri II riesce a sfuggire ai congiurati e riprende il potere, Shinue viene considerato un traditore e deve continuare a fuggire in Asia finché, quindici anni dopo, viene perdonato.”
“Si, ma cosa c’entra Shinue nel discorso?”
“Niente. Mi piaceva raccontarlo. Insomma, nonostante i grandi Re alla fine l’Egitto viene invaso dalla misteriosa popolazione degli Hicksos, probabilmente pastori asiatici, e loro, con il basso Egitto, conquistano anche l’arma, ma non sanno cosa farne. Questi rozzi asiatici, avendo l’oro egizio, iniziano a commerciare e, tra l’altro, iniziano a commerciare anche con Creta. Abbiamo anche prove archeologiche che il re asiatico Kyan commerciasse con Creta, è stato trovato il suo sigillo nel palazzo di Cnosso. Pochi anni dopo il re Egizio dell’alto Egitto, Kamose, inizia a baccagliare con i re asiatici del basso Egitto, ma viene regolarmente respinto. Proprio quando gli asiatici sembravano essere sul punto di invadere l’alto Egitto, Kamose muore e viene sostituito dal figlio Amosis. Amosis era molto devoto ai sacerdoti di Tebe, ai sacerdoti del Dio Ammone, i quali gli insegnano ad utilizzare il contenitore. I rapporti di forza si ribaltano e quindi Amosis scaccia gli Hicksos e finisce anche il secondo periodo intermedio, ma l’arma ormai era a Creta, dove nessuno sapeva come utilizzarla. Creta, si ricorderà, viene conquistata dopo alcune catastrofi naturali e l’arma finisce ad Atene.”
“Sta riscrivendo la storia dei popoli mediterranei. Manca ancora molto?”
“No. Il contenitore ad un certo punto viene rubato dall’Egitto, e lei sa come e da chi, ne sono certo.”
“In realtà no. Come investigatore non sono un granché, altrimenti non sarei quaggiù legato come un salame.”
“Divertente. Comunque il contenitore viene portato per un breve periodo a Tell el Amarna, l’antica Akhetaton, dal faraone eretico Akhenaton. Alla morte di quest’ultimo Tuthankamon riporta il contenitore a Tebe, ma tutti i sacerdoti della religione monoteistica di Aton conoscono il contenitore e sanno usarlo; così pochi decenni dopo uno lo ruba. Per riuscire a scappare, crea addirittura un popolo, prima non esisteva, e lo unifica con una religione, ovviamente modellata su quella dell’unico Dio Aton.”
“Lei sta parlando di Mosè!”
“Esatto.”
“Lei è totalmente folle.”
“Lei sa che non è così. Non ci sono prove archeologiche della esistenza del popolo ebraico prima dell’Esodo. La mia certezza è che non esistesse. Mosè ha riunito un eterogeneo gruppo di schiavi, un po’ come se oggi qualcuno riunificasse gli extracomunitari di Roma e con quelli costituisse una nazione in qualche zona isolata, che so io, a Pantelleria.”
“Ribadisco. Lei è un folle.”
“Si ricordi delle piaghe, come le avrebbe provocate Mosè? Poi, si ricorda, quando Mosè va dal Faraone, per la cronaca Ramsete II, trasforma il suo bastone in un serpente. Nessuno si scompone, arrivano due maghi e trasformano anche i loro bastoni in serpenti. La cosa degna di meraviglia è solamente il fatto che il serpente di Mosè si pappa gli altri due. Perché la Bibbia dovrebbe aver avuto interesse a presentare Mosè come un mago egizio? Questo prova che il fatto è vero.”
“Una prova un po’ labile, me lo consentirà.”
“Labile. Bhà. Comunque finisco immediatamente. La leggenda di un contenitore magico nella storia ebraica c’è.”
“L’Arca dell’alleanza!”
“Esatto. Mi spieghi allora perché il re d’Egitto Sheshonk II avrebbe dovuto andare a saccheggiare il tempio costruito da un re che, guarda caso, viene ricordato come un mago, Salomone. Se avesse avuto bisogno di qualche paramento d’oro avrebbe mandato qualche minatore in più a scavare nelle sue miniere d’oro ed avrebbe messo all’opera i suoi maestri orefici. Ragioni militari non ne aveva, tanto che dovette tornare subito in Egitto con la coda fra le gambe. Ormai però l’Egitto, dopo trecento anni senza i suoi amuleti, non aveva più nessuno in grado di usare il contenitore.”
“Che fine avrebbe fatto questo contenitore?”
“Lo rintracciarono i Tolomei, ma lo rintracciarono troppo tardi. Dopo la conquista dei romani, il contenitore venne portato a Roma da Augusto. Lì, nella capitale dell’impero, scomparve, per essere recuperato dagli adepti del culto di Iside. Cosa crede che stesse cercando Plinio il vecchio?”
“Il contenitore a Pompei?”
“Esatto. L’arma consentì agli Ateniesi di costruire una grande potenza, nonostante un piccolo territorio e pochi abitanti, di sconfiggere l’impero persiano e di avere la supremazia in Grecia. Questo fino alla guerra del Peloponneso. Si ricorderà, Pericle si chiuse in città, preparando la riscossa con l’arma, quando scoppiò la peste. Con Pericle morirono tutti coloro che sapevano usare l’arma, poi, pochi mesi dopo, il traditore Alcibiade la portò a Siracusa. A Siracusa ci fu qualcuno che imparò ad usare questo oggetto magico, Archimede, che però commise l’errore di credere troppo nelle proprie invenzioni e venne sconfitto. L’arma venne portata a Roma da Scipione l’Emiliano, dove venne usata dal circolo degli Scipioni. Alla fine ci fu qualcuno che non sapendo usare l’arma, conoscendone il grande potere, la regalò alla sibilla di Cuma, e ne ebbe in cambio l’appoggio. Un uomo nobile, che visse nei piaceri e nelle mollezze fino a quarant’anni, quindi conquistò il potere in pochi anni.”
“Cioè Giulio Cesare.”
“Bene. Abbiamo terminato. A Pompei il mio bisnonno lo trovò. Per la cronaca lo trovò un archeologo e il mio avo commissionò il suo furto.”
“Tale nonno…”
“Fingerò di non aver sentito. Ovviamente oggi capisce cosa cercavo. Un oscuro monaco alchimista trovò l’arma, non so per quale scopi la usò, poi ne ebbe paura e la nascose. La sua fama però si perpetrò fino al rinascimento. Anche Marsilio Ficino era un adepto di Thoth, che chiamava con un altro nome.”
“Ermete Trismegisto!”
“Proprio lui. Noi, comunque, abbiamo finito. Oggi, ormai, i due oggetti sono entrambi nella mia borsa, qui, pronti all’uso.”
- doc G
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Re: Naufraghi 2.0
PS per quanto riguarda le cose scritte nell'ultimo capitolo, ovviamente per quanto riguarda le conclusioni che il tipo ne trae e la storia alternativa del mediterraneo di tratta di un cumulo di cazzate che mi sono inventato di sana pianta, ma tutti, dico tutti, gli episodi narrati, le leggende, i personaggi sono autentici, o per lo meno ci sono teorie scientifiche in tal senso.
Ad esempio che Mosè abbia radunato un gruppo di schiavi eterogenei e li abbia portati in Palestina, dandogli una religione comune ed identificandoli con un popolo che esisteva li centinaia di anni prima, è una cosa assolutamente non provata, ma ci sono teorie di alcuni storici in tal senso, non dominanti, ma ci sono, e dato che erano affascinanti mi sono divertito a riportarle.
Sempre ad esempio che gli HIckson mercanteggiassero con i Cretesi o che la sibilla cumana abbia aiutato Giulio Cesare, il quale fino a 40 anni ha fatto il vitellone, sono fatti storici certi e documentati.
Ad esempio che Mosè abbia radunato un gruppo di schiavi eterogenei e li abbia portati in Palestina, dandogli una religione comune ed identificandoli con un popolo che esisteva li centinaia di anni prima, è una cosa assolutamente non provata, ma ci sono teorie di alcuni storici in tal senso, non dominanti, ma ci sono, e dato che erano affascinanti mi sono divertito a riportarle.
Sempre ad esempio che gli HIckson mercanteggiassero con i Cretesi o che la sibilla cumana abbia aiutato Giulio Cesare, il quale fino a 40 anni ha fatto il vitellone, sono fatti storici certi e documentati.
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Re: Naufraghi 2.0
frog ha scritto: e si sa anche chi ha l'arma adessoÂ
Non voglio sapere secondo te come si rapporta con il contenitore! :lol2: :lol2: :lol2:
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Re: Naufraghi 2.0
sìsì, meno chiacchere e più racconto. Dida è in vacanza, io no :gazza:
Giordan ha scritto: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
- doc G
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Re: Naufraghi 2.0
“Proprio lui. Noi, comunque, abbiamo finito. Oggi, ormai, i due oggetti sono entrambi nella mia borsa, qui, pronti all’uso.”
Sansevero alzò una borsa di pelle, con gli occhi che luccicavano. Fu allora che si udì una voce.
“Ora basta, Sansevero, dia a me.”
Aveva parlato l’architetto De Paolis della sovrintendenza alle belle arti.
“Che ci fa lei qui, architetto?”
“Caro Anselmi, vede, questa villa è di una società di capitali, di cui Sansevero è il presidente, ma non il maggior azionista.”
“Il maggior azionista è lei.”
“Esatto. Mi è immediatamente stata riferita l’alzata di ingegno di questo tizio, di cui mi scuso. Vede, Sansevero è completamente impazzito e proprio ieri mattina ho ottenuto un decreto del tribunale che lo dichiara incapace di intendere e di volere, lo ha interdetto e mi ha permesso di riprendere il controllo della società.”
“Cosa ha fatto! Lei, sporco scribacchino!” Urlò Sansevero.
“Basta, Sansevero, mi dia quella borsa.”
“Se la prenda, se ne è capace.”
“Mi dia quella borsa, ho detto.”
Con questa esclamazione, De Paolis estrasse una pistola e la puntò contro Sansevero, il quale apparentemente non batté ciglio.
Sansevero iniziò a mormorare qualcosa, formule arcane ed incomprensibili. Continuando a mormorare alzò la borsa, che iniziò a lampeggiare come fosse una lampada. Il presunto mago urlò qualcosa in una lingua sconosciuta e dalla borsa partì qualcosa che assomigliava ad un lampo, colpendo De Paolis.
Ma non successe nulla.
Sansevero urlò la sua formula di nuovo.
Ma non successe ancora nulla.
“Mi dia la borsa, Sansevero.”
Sansevero alzò una borsa di pelle, con gli occhi che luccicavano. Fu allora che si udì una voce.
“Ora basta, Sansevero, dia a me.”
Aveva parlato l’architetto De Paolis della sovrintendenza alle belle arti.
“Che ci fa lei qui, architetto?”
“Caro Anselmi, vede, questa villa è di una società di capitali, di cui Sansevero è il presidente, ma non il maggior azionista.”
“Il maggior azionista è lei.”
“Esatto. Mi è immediatamente stata riferita l’alzata di ingegno di questo tizio, di cui mi scuso. Vede, Sansevero è completamente impazzito e proprio ieri mattina ho ottenuto un decreto del tribunale che lo dichiara incapace di intendere e di volere, lo ha interdetto e mi ha permesso di riprendere il controllo della società.”
“Cosa ha fatto! Lei, sporco scribacchino!” Urlò Sansevero.
“Basta, Sansevero, mi dia quella borsa.”
“Se la prenda, se ne è capace.”
“Mi dia quella borsa, ho detto.”
Con questa esclamazione, De Paolis estrasse una pistola e la puntò contro Sansevero, il quale apparentemente non batté ciglio.
Sansevero iniziò a mormorare qualcosa, formule arcane ed incomprensibili. Continuando a mormorare alzò la borsa, che iniziò a lampeggiare come fosse una lampada. Il presunto mago urlò qualcosa in una lingua sconosciuta e dalla borsa partì qualcosa che assomigliava ad un lampo, colpendo De Paolis.
Ma non successe nulla.
Sansevero urlò la sua formula di nuovo.
Ma non successe ancora nulla.
“Mi dia la borsa, Sansevero.”
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Re: Naufraghi 2.0
Sansevero alzò una borsa di pelle, con gli occhi che luccicavano. Fu allora che si udì una voce.
“Ora basta, Sansevero, dia a me.”
Aveva parlato l’architetto De Paolis della sovrintendenza alle belle arti.
“Che ci fa lei qui, architetto?”
“Caro Anselmi, vede, questa villa è di una società di capitali, di cui Sansevero è il presidente, ma non il maggior azionista.”
“Il maggior azionista è lei.”
“Esatto. Mi è immediatamente stata riferita l’alzata di ingegno di questo tizio, di cui mi scuso. Vede, Sansevero è completamente impazzito e proprio ieri mattina ho ottenuto un decreto del tribunale che lo dichiara incapace di intendere e di volere, lo ha interdetto e mi ha permesso di riprendere il controllo della società.”
“Cosa ha fatto! Lei, sporco scribacchino!” Urlò Sansevero.
“Basta, Sansevero, mi dia quella borsa.”
“Se la prenda, se ne è capace.”
“Mi dia quella borsa, ho detto.”
Con questa esclamazione, De Paolis estrasse una pistola e la puntò contro Sansevero, il quale apparentemente non batté ciglio.
Sansevero iniziò a mormorare qualcosa, formule arcane ed incomprensibili. Continuando a mormorare alzò la borsa, che iniziò a lampeggiare come fosse una lampada. Il presunto mago urlò qualcosa in una lingua sconosciuta e dalla borsa partì qualcosa che assomigliava ad un lampo, colpendo De Paolis.
Ma non successe nulla.
Sansevero urlò la sua formula di nuovo.
Ma non successe ancora nulla.
“Mi dia la borsa, Sansevero.”
Sansevero non proferì parola, mantenendo in viso una maschera di confusione e di delusione. De Paolis afferrò la borsa ed uno sgherro afferrò Sansevero, portandolo via.
“Architetto Anselmi, signorina, mi scuso dell’accaduto.”
“Cosa accadrà a Sansevero?”
“Nulla. Ha perso la guida della società, lo espelleremo e basta. Il resto non ci riguarda.”
“Ma… ci ha rapito!”
“Verissimo, ma vede, io non lo denuncerò e voi nemmeno.”
“Come?”
“Si. Lui ha commesso un rapimento, è vero, ma voi avete commesso violazione di domicilio e tentativo di furto. Se voi denuncerete Sansevero, io denuncerò voi. Con dovizia di testimoni.”
“Ma perché?”
“Non voglio testimoni, ecco perché. Ora mi scuso, ma purtroppo la mia presenza è richiesta altrove.”
“E la mia parcella professionale?”
“Caro Anselmi, si ricordi che potrei denunciarla, quindi siamo pari. Addio.”
Detto ciò De Paolis liberò Claudio e Silvia e lasciò la cella. I due giovani uscirono dalla villa senza dire parola.
“E così ho anche perso la parcella. Accidenti.”
“Va bene, ma temevo potesse andare molto peggio. In fondo abbiamo rischiato la pelle, a me va già bene così.”
“A te. Per me non è una bella situazione.”
“Sei di umore nero, accidenti.”
“Guarda, io non avevo un altro lavoro in corso, se si eccettua il rifacimento di una facciata di una palazzina al Testaccio. Lavoro con costanza solamente per l’impresa dove mio padre faceva l’imbianchino. Non ho un soldo. I soldi che ho mi basteranno si è no a pagare l’affitto e le altre spese per qualche mese. Ad anno nuovo, se non troverò altro lavoro, dovrò chiedere la paghetta a mio padre.”
“Non credevo che le cose stessero così. Cosa pensi di fare?”
“Lavorerò con più impegno, con più passione, con più decisione. Qui stavo facendo un ottimo lavoro, anche se non mi hanno pagato. Quel deficiente mi ha scelto solamente perché mastico un poco di archeologia, ma ho fatto un lavoro migliore di quanto avrebbe fatto chiunque altro.”
“Non fare come prima, quando hai cercato di picchiare da solo otto guardie del corpo armate fino ai denti.”
“Non sto facendo come prima. Qui conosco alcune strategie, le dovrò migliorare, certo, ma non sto bleffando. So cosa devo fare e lo so fare molto bene.”
“Bene. Allora, quando cominci?”
“Ho già cominciato.”
“A proposito, pensavo ad una cosa… tu che dici, Sansevero è proprio un folle o gli mancava solamente qualcosa?”
“Non so. Credo siano tutte fesserie, ma De Paolis era d’accordo con lui, eppure è intervenuto senza paura. Come se sapesse qualcosa. Credo abbia scoperto che uno degli oggetti non sia autentico ed adesso stia cercando quello buono.”
“Ora basta, Sansevero, dia a me.”
Aveva parlato l’architetto De Paolis della sovrintendenza alle belle arti.
“Che ci fa lei qui, architetto?”
“Caro Anselmi, vede, questa villa è di una società di capitali, di cui Sansevero è il presidente, ma non il maggior azionista.”
“Il maggior azionista è lei.”
“Esatto. Mi è immediatamente stata riferita l’alzata di ingegno di questo tizio, di cui mi scuso. Vede, Sansevero è completamente impazzito e proprio ieri mattina ho ottenuto un decreto del tribunale che lo dichiara incapace di intendere e di volere, lo ha interdetto e mi ha permesso di riprendere il controllo della società.”
“Cosa ha fatto! Lei, sporco scribacchino!” Urlò Sansevero.
“Basta, Sansevero, mi dia quella borsa.”
“Se la prenda, se ne è capace.”
“Mi dia quella borsa, ho detto.”
Con questa esclamazione, De Paolis estrasse una pistola e la puntò contro Sansevero, il quale apparentemente non batté ciglio.
Sansevero iniziò a mormorare qualcosa, formule arcane ed incomprensibili. Continuando a mormorare alzò la borsa, che iniziò a lampeggiare come fosse una lampada. Il presunto mago urlò qualcosa in una lingua sconosciuta e dalla borsa partì qualcosa che assomigliava ad un lampo, colpendo De Paolis.
Ma non successe nulla.
Sansevero urlò la sua formula di nuovo.
Ma non successe ancora nulla.
“Mi dia la borsa, Sansevero.”
Sansevero non proferì parola, mantenendo in viso una maschera di confusione e di delusione. De Paolis afferrò la borsa ed uno sgherro afferrò Sansevero, portandolo via.
“Architetto Anselmi, signorina, mi scuso dell’accaduto.”
“Cosa accadrà a Sansevero?”
“Nulla. Ha perso la guida della società, lo espelleremo e basta. Il resto non ci riguarda.”
“Ma… ci ha rapito!”
“Verissimo, ma vede, io non lo denuncerò e voi nemmeno.”
“Come?”
“Si. Lui ha commesso un rapimento, è vero, ma voi avete commesso violazione di domicilio e tentativo di furto. Se voi denuncerete Sansevero, io denuncerò voi. Con dovizia di testimoni.”
“Ma perché?”
“Non voglio testimoni, ecco perché. Ora mi scuso, ma purtroppo la mia presenza è richiesta altrove.”
“E la mia parcella professionale?”
“Caro Anselmi, si ricordi che potrei denunciarla, quindi siamo pari. Addio.”
Detto ciò De Paolis liberò Claudio e Silvia e lasciò la cella. I due giovani uscirono dalla villa senza dire parola.
“E così ho anche perso la parcella. Accidenti.”
“Va bene, ma temevo potesse andare molto peggio. In fondo abbiamo rischiato la pelle, a me va già bene così.”
“A te. Per me non è una bella situazione.”
“Sei di umore nero, accidenti.”
“Guarda, io non avevo un altro lavoro in corso, se si eccettua il rifacimento di una facciata di una palazzina al Testaccio. Lavoro con costanza solamente per l’impresa dove mio padre faceva l’imbianchino. Non ho un soldo. I soldi che ho mi basteranno si è no a pagare l’affitto e le altre spese per qualche mese. Ad anno nuovo, se non troverò altro lavoro, dovrò chiedere la paghetta a mio padre.”
“Non credevo che le cose stessero così. Cosa pensi di fare?”
“Lavorerò con più impegno, con più passione, con più decisione. Qui stavo facendo un ottimo lavoro, anche se non mi hanno pagato. Quel deficiente mi ha scelto solamente perché mastico un poco di archeologia, ma ho fatto un lavoro migliore di quanto avrebbe fatto chiunque altro.”
“Non fare come prima, quando hai cercato di picchiare da solo otto guardie del corpo armate fino ai denti.”
“Non sto facendo come prima. Qui conosco alcune strategie, le dovrò migliorare, certo, ma non sto bleffando. So cosa devo fare e lo so fare molto bene.”
“Bene. Allora, quando cominci?”
“Ho già cominciato.”
“A proposito, pensavo ad una cosa… tu che dici, Sansevero è proprio un folle o gli mancava solamente qualcosa?”
“Non so. Credo siano tutte fesserie, ma De Paolis era d’accordo con lui, eppure è intervenuto senza paura. Come se sapesse qualcosa. Credo abbia scoperto che uno degli oggetti non sia autentico ed adesso stia cercando quello buono.”
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Re: Naufraghi 2.0
20
“Marco, cosa pensi di fare?”
“Non possiamo rischiare. Da alcuni anni non ci sono persecuzioni, anche se finché resterà imperatore Settimio Severo non credo proprio che correremo rischi.”
“Si, il tuo imperatore. Solo perché hai combattuto per lui credi che ti risparmierà?”
“No. Ma vedi, io ho combattuto per lui per anni, prima quando ha rinforzato i confini in Pannonia, completando il lavoro di Marco Aurelio, poi sono stato tra quelli che lo hanno proclamato imperatore, quindi ho combattuto la guerra civile in Siria e per questo ho ottenuto questo terreno, qui, proprio vicino all’antro della Sibilla di Cuma. Questo per dire che credo di conoscere ormai Settimio Severo e credo che non opererà persecuzioni verso noi cristiani. Alcuni pretendenti alla successione, quell’Alessandro Severo, per esempio, non mi danno la stessa fiducia. Meglio restare nascosti.”
“Su questo ti do pienamente ragione. A proposito, sai quel siriano che è qui con noi?”
“Chi, quello che è vissuto tanti anni ad Alessandria d’Egitto ed adesso vorrebbe farci diventare tutti monaci?”
“Proprio lui. Oltre che essere mezzo matto, è però anche un valente artigiano. Ha appena terminato di realizzare una stupenda pisside, fatta secondo lui ad immagine di un contenitore che, secondo le leggende egizie, il dio Thoth avrebbe regalato ai primi egizi. Massimo lo ha rimproverato aspramente e voleva distruggere la pisside, ma io l’ho fermato. L’oggetto è veramente bello e il siriano lo ha realizzato per la gloria di Dio.”
“Hai fatto bene. Il Signore non si offende per così poco, anzi, avrà gradito il fervore del Siriano. Se la pisside è bella come dici, le daremo un posto d’onore nella nostra modesta cappella.”
“E chissà che non sia utilizzata ed apprezzata anche quando tutto il resto, qui, sarà distrutto da secoli.”
“Già, chissà.”
FINE
“Marco, cosa pensi di fare?”
“Non possiamo rischiare. Da alcuni anni non ci sono persecuzioni, anche se finché resterà imperatore Settimio Severo non credo proprio che correremo rischi.”
“Si, il tuo imperatore. Solo perché hai combattuto per lui credi che ti risparmierà?”
“No. Ma vedi, io ho combattuto per lui per anni, prima quando ha rinforzato i confini in Pannonia, completando il lavoro di Marco Aurelio, poi sono stato tra quelli che lo hanno proclamato imperatore, quindi ho combattuto la guerra civile in Siria e per questo ho ottenuto questo terreno, qui, proprio vicino all’antro della Sibilla di Cuma. Questo per dire che credo di conoscere ormai Settimio Severo e credo che non opererà persecuzioni verso noi cristiani. Alcuni pretendenti alla successione, quell’Alessandro Severo, per esempio, non mi danno la stessa fiducia. Meglio restare nascosti.”
“Su questo ti do pienamente ragione. A proposito, sai quel siriano che è qui con noi?”
“Chi, quello che è vissuto tanti anni ad Alessandria d’Egitto ed adesso vorrebbe farci diventare tutti monaci?”
“Proprio lui. Oltre che essere mezzo matto, è però anche un valente artigiano. Ha appena terminato di realizzare una stupenda pisside, fatta secondo lui ad immagine di un contenitore che, secondo le leggende egizie, il dio Thoth avrebbe regalato ai primi egizi. Massimo lo ha rimproverato aspramente e voleva distruggere la pisside, ma io l’ho fermato. L’oggetto è veramente bello e il siriano lo ha realizzato per la gloria di Dio.”
“Hai fatto bene. Il Signore non si offende per così poco, anzi, avrà gradito il fervore del Siriano. Se la pisside è bella come dici, le daremo un posto d’onore nella nostra modesta cappella.”
“E chissà che non sia utilizzata ed apprezzata anche quando tutto il resto, qui, sarà distrutto da secoli.”
“Già, chissà.”
FINE
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Re: Naufraghi 2.0
bravo come sempre 

Giordan ha scritto: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0
La spiaggia
L’impasto di nuvole, sereno, sabbia, mare, carne flaccida, grida di bimbi, massaggiatrici cinesi e ambulanti africani, era li davanti a me, abilmente miscelato dal mio non sguardo. Li pronto ad inghiottire la mia silenziosa disperazione per la fine di un amore. Stavo fermo tra lo spazio fisico e l’ignoto, mai così inquietante e forse per questo irresistibilmente attraente. I pensieri sulla nostra fragilità sentimentale si scontravano con le immagini di nutrite schiere composte da eterogenee composizioni famigliari, apparentemente sicure della propria felicità, ma pronte in verità a sgretolarsi per ricomporsi con nuove combinazioni. Tutto questo alternarsi di sensazioni è poco adatto a chi vive con troppa intensità le emozioni incidendo in profondità nel proprio cuore sensazioni pronte a ritorcersi contro di se, meglio disilludersi in fretta, assuefarsi alla musica sintetica, dei nostri giorni. Tutto questo era in verità solo un frammento delle cose che mi frullavano per la testa, impegnato com’ero a dimenticare ciò per cui il ricordo si ostinava a tirarmi verso le più oscure profondità dell’animo. Così, leggevo, ascoltavo musica, parlavo, mangiavo, bevevo, ridevo, scherzavo impastando tutto insieme con la mie innata capacità di autoflagellarmi, rigirandomi nelle solite miserie. Pura, deleteria commiserazione, comoda per evitare di fare davvero i conti con i propri demoni. Ad un certo punto della giornata il contatto con il mare aiutava a diluire l’acido accumulato nei rivoli di acredine fluiti dall’ebollizione caustica presente a piene mani nei miei ultimi mesi di relazione disfacimentale. Il mare, questo cumulo d’acqua salata, pronto a cullarti dolcemente, ma sempre in grado di mutare le proprie forme trasformandosi da dolce mamma in feroce amazzone. Anche questo tratto mi riportava dritto dritto al ricordo del pesante fardello che avevo da smaltire. Il ricorso a tecniche alternative per la rimozione del depressionismo strisciante non mi aveva ancora pervaso, quindi rimanendo sul classico era prassi attivare talune frequentazioni. Locali in cui rimediare donnine facili nella zona non mancavano, ragazze, belle disponibili che si esibivano mostrando la mercanzia tra pali unti, luci soffuse e divanetti dall’aria di averne viste tante. Qualche chiacchiera di prammatica, un drink, e poi, dopo un breve accordo sul prezzo, la fuga nelle stanze asetticamente indicate come club privè. Li dentro l’effimera illusione d’essere immerso in una piacevole combinazione erotica mi regalava attimi d’oblio, sempre più brevi. Poche ore e molti euro dopo, l’angosciante interrogativo sul vero significato della vita pungeva un luogo indefinito all’interno di me stesso, come un ulcera dai contorni moderatamente testa di cazzo. Sulla spiaggia incrociare sguardi persi nel vuoto di donne in cerca di qualcosa, poteva significare addentrarsi nell’universo femminile. Pericoloso luogo dove ogni piccolo movimento del proprio corpo, ogni respiro, ogni parola detta o non detta, rischiava di farti scendere dal trono dove abili mosse studiate e perfezionate nel corso di una vita spesa a collezionare toccate e fughe o un altra vocale a scelta, la lei di turno ti aveva temporaneamente messo. A dire il vero il passo dalla cattura degli sguardi all’universo femminile non era certo breve e proprio gli anni spesi nella sperimentazione e ricerca di metodi d’abbordaggio erano stati buttati in avventure brevi fugaci e controverse, che con l’universo femminile, quello che ti mette davvero davanti alla complessità di un rapporto uomo donna, non c’entrava nulla. Quella donna, quella controversa creatura che mi aveva catturato e portato dall’estasi alla geenna, mi aveva cambiato, ero ferito, triste, stanco, depresso, disilluso e incazzato, ma avevo capito molto. Ero stato così violentemente introdotto in quella storia da rendermi conto di quanta ignoranza permeava la mia esistenza. Un corso accelerato di turbolenze sentimentali mi aveva travolto senza lasciarmi il tempo di reagire, fare tesoro di quella esperienza era ciò che avrei dovuto fare. A parole era facile, però ricascarci lo era altrettanto, con l’utopica speranza di non farsi troppo male e la sola certezza che un attimo di felicità catturata tra le braccia di chi, in quel momento ti appare un angelo, valeva il rischio di ripercorrere i gironi danteschi da me recentemente visitati. Un domani senza rimpianti d’aver lasciato passare l’oggi inutilmente, questo era ciò a cui miravo. Aprirsi al cuore di una donna, pronta a portarti in paradiso o a farti a pezzi, questa era la tremenda sfida che avevo lanciato conscio del fatto che avrei anche potuto non ritornare.
O no ?
L’impasto di nuvole, sereno, sabbia, mare, carne flaccida, grida di bimbi, massaggiatrici cinesi e ambulanti africani, era li davanti a me, abilmente miscelato dal mio non sguardo. Li pronto ad inghiottire la mia silenziosa disperazione per la fine di un amore. Stavo fermo tra lo spazio fisico e l’ignoto, mai così inquietante e forse per questo irresistibilmente attraente. I pensieri sulla nostra fragilità sentimentale si scontravano con le immagini di nutrite schiere composte da eterogenee composizioni famigliari, apparentemente sicure della propria felicità, ma pronte in verità a sgretolarsi per ricomporsi con nuove combinazioni. Tutto questo alternarsi di sensazioni è poco adatto a chi vive con troppa intensità le emozioni incidendo in profondità nel proprio cuore sensazioni pronte a ritorcersi contro di se, meglio disilludersi in fretta, assuefarsi alla musica sintetica, dei nostri giorni. Tutto questo era in verità solo un frammento delle cose che mi frullavano per la testa, impegnato com’ero a dimenticare ciò per cui il ricordo si ostinava a tirarmi verso le più oscure profondità dell’animo. Così, leggevo, ascoltavo musica, parlavo, mangiavo, bevevo, ridevo, scherzavo impastando tutto insieme con la mie innata capacità di autoflagellarmi, rigirandomi nelle solite miserie. Pura, deleteria commiserazione, comoda per evitare di fare davvero i conti con i propri demoni. Ad un certo punto della giornata il contatto con il mare aiutava a diluire l’acido accumulato nei rivoli di acredine fluiti dall’ebollizione caustica presente a piene mani nei miei ultimi mesi di relazione disfacimentale. Il mare, questo cumulo d’acqua salata, pronto a cullarti dolcemente, ma sempre in grado di mutare le proprie forme trasformandosi da dolce mamma in feroce amazzone. Anche questo tratto mi riportava dritto dritto al ricordo del pesante fardello che avevo da smaltire. Il ricorso a tecniche alternative per la rimozione del depressionismo strisciante non mi aveva ancora pervaso, quindi rimanendo sul classico era prassi attivare talune frequentazioni. Locali in cui rimediare donnine facili nella zona non mancavano, ragazze, belle disponibili che si esibivano mostrando la mercanzia tra pali unti, luci soffuse e divanetti dall’aria di averne viste tante. Qualche chiacchiera di prammatica, un drink, e poi, dopo un breve accordo sul prezzo, la fuga nelle stanze asetticamente indicate come club privè. Li dentro l’effimera illusione d’essere immerso in una piacevole combinazione erotica mi regalava attimi d’oblio, sempre più brevi. Poche ore e molti euro dopo, l’angosciante interrogativo sul vero significato della vita pungeva un luogo indefinito all’interno di me stesso, come un ulcera dai contorni moderatamente testa di cazzo. Sulla spiaggia incrociare sguardi persi nel vuoto di donne in cerca di qualcosa, poteva significare addentrarsi nell’universo femminile. Pericoloso luogo dove ogni piccolo movimento del proprio corpo, ogni respiro, ogni parola detta o non detta, rischiava di farti scendere dal trono dove abili mosse studiate e perfezionate nel corso di una vita spesa a collezionare toccate e fughe o un altra vocale a scelta, la lei di turno ti aveva temporaneamente messo. A dire il vero il passo dalla cattura degli sguardi all’universo femminile non era certo breve e proprio gli anni spesi nella sperimentazione e ricerca di metodi d’abbordaggio erano stati buttati in avventure brevi fugaci e controverse, che con l’universo femminile, quello che ti mette davvero davanti alla complessità di un rapporto uomo donna, non c’entrava nulla. Quella donna, quella controversa creatura che mi aveva catturato e portato dall’estasi alla geenna, mi aveva cambiato, ero ferito, triste, stanco, depresso, disilluso e incazzato, ma avevo capito molto. Ero stato così violentemente introdotto in quella storia da rendermi conto di quanta ignoranza permeava la mia esistenza. Un corso accelerato di turbolenze sentimentali mi aveva travolto senza lasciarmi il tempo di reagire, fare tesoro di quella esperienza era ciò che avrei dovuto fare. A parole era facile, però ricascarci lo era altrettanto, con l’utopica speranza di non farsi troppo male e la sola certezza che un attimo di felicità catturata tra le braccia di chi, in quel momento ti appare un angelo, valeva il rischio di ripercorrere i gironi danteschi da me recentemente visitati. Un domani senza rimpianti d’aver lasciato passare l’oggi inutilmente, questo era ciò a cui miravo. Aprirsi al cuore di una donna, pronta a portarti in paradiso o a farti a pezzi, questa era la tremenda sfida che avevo lanciato conscio del fatto che avrei anche potuto non ritornare.
O no ?
Ebbene si: son ancor chi
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Re: Naufraghi 2.0
E cavolo, il pezzo grosso torna a postare e nessuno commenta?
:lol2: :lol2:
Certo, ho dovuto farmi uno schemino per non perdere il filo, ma ho apprezzato molto!
:lol2: :lol2:
Certo, ho dovuto farmi uno schemino per non perdere il filo, ma ho apprezzato molto!