Jack ha scritto: 24/01/2024, 23:43
"Bluto Blutarsky" ha scritto: 24/01/2024, 12:28
Ci siamo già.
Lo scriveva già nel 2019 Bret Easton Ellis nel suo bel saggio
Bianco:
"Ma questa è un'epoca in cui ciascuno viene giudicato così aspramente attraverso la lente delle politiche dell'identità che se ti opponi al minaccioso gruppone dell'«ideologia progressista», la quale proclama l'inclusione universale tranne per coloro che osano porre qualche domanda, in un modo o nell'altro sei fottuto. Tutti devono essere uguali, e avere le stesse reazioni di fronte a qualunque opera d'arte, movimento o idea, e se uno si rifiuta di unirsi al coro di approvazione verrà accusato di essere un razzista o un misogino.
Questo è ciò che accade a una cultura quando non gliene frega più niente dell'arte."
Quelle che però sfugge a Ellis - che per essere uno che odia tutte le generazioni compresa la sua spero che negli ultimi anni abbia deciso che si diverte a trollare viste le uscite che ha fatto - è che è sempre stato così, cambia solo il soggetto d'interesse.
Perchè tutte queste grandi problematiche dell'avere un gruppo di persone che si indigna a caso, di fatto non esistono. La prossima volta che una regista o un'attrice sarà candidata per una cosa come Barbie tutti saranno pronti a dire visto che lamentarsi funziona quando a quanto pare non è vero visto che ha avuto un successo clamoroso e non vincerà niente. Provate a chiedere a quelli che conoscete cosa ne pensano di quell'articolo, diranno tutti che è una cazzata, eppure la reazione è che sta diventando un problema.
Per me sta diventando un problema l'aver deciso che le lamentele di una minoranza o di gente qualunque che non conta niente devono essere prese sul serio, in tutti gli ambiti.
Se un regista o chiunque altro in una posizone creativa per paura di queste reazioni o delle shitstorm che durano quando va male due, tre giorni sui social si limiterà o andrà di autocensura o cambierà adattando un progetto la colpa sarà solo sua, non di chi si lamenta senza motivo per la nuova cosa progressista in cui crede.
in realtà non è un numero esiguo, come descrivi.
bensì una quantità enorme di utenze che tra social, associazioni, scuole e lobby fanno pressione affinchè il malcapitato di turno, colpevole di aver utlizzato una parola fuoriluogo o un argomento poco genderly bilanciato, finisca alla gogna.
agendo sempre più spesso in questo modo si abituano sia gli artisti che il pubblico ad un pensiero più monotematico.
le serie tv di netflix sembrano ideate dalle barzellette degli anni 80 : c'è un tedesco, un italiano e un francese...
i problemi personali diventano di pubblico ludibrio, usati per squalificare il tale dei tal in modo da bloccare la sua carriera.
pensiamo un tempo se i problemi di un Maradona, di un Jim Morrison o di un Rimbaud fossero stati materia di giudizio nel merito delle loro carriere, cosa sarebbe successo?
Woody Allen perchè non lavora più?
l'ultima volta si è dovuto autoprodurre il film ed ok ha avuto delle zone chiaroscure del suo passato, ma cosa c'entrano i suoi film e la sua arte?
uno tra l'altro degli autori più sensibili che ha anticipato un certo tipo di cinema che oggi lo ricopia senza se senza ma.
eppure niente, nessuno gli risponde manco al telefono.
ma vale per tutto eh.
ho letto che l'università di Padova oggi ha firmato una petizione online che chiede ad un suo docente di rinunciare alla difesa di Filippo Turetta perchè cito '
"L'Università di Padova, attraverso la sua rettrice e in numerose forme, ha espresso il suo cordoglio per la morte di Giulia Cecchettin, laureanda dell'ateneo, e si è schierata contro la violenza sulle donne. Solo a parole, però, perchè nei fatti un suo importante membro, l'avvocato Giovanni Caruso, professore ordinario di Diritto Penale, ha assunto la difesa del suo assassino (reo confesso) Filippo Turetta.'
in sostanza è reo confesso, ha ucciso una donna e quindi non deve essere difeso.
roba da matti.
scommettiamo che alla fine il prof sarà costretto a rinunciarci davvero?
questa roba sta accadendo, non è semplicemente folklore e condiziona tutti.
sempre oggi un centinaio fra dipendenti, infermieri e medici dell’ospedale pediatrico fiorentino del Meyer ha chiesto le dimissioni del presidente della fondazione perchè sui SOCIAL sostiene israele nella guerra contro gaza.
posto che io ho posizioni opposte a questo presidente, ma cosa cazzo centra quello che scrive nei social con la carica di un presidente di una fondazione di un ospedale?
ti ho citato solo due casi, di oggi.
per quanto riguarda il mondo del cinema, questo
controllo oramai è capillare.
non so se l'ho già scritto ma di recente ad un festival ad edimburgo ho conosciuto una regista tarantina che ha girato un documentario sull'ilva.
questo lavoro era la conclusione di un percorso di studi in Spagna, ovviamente di regia cinematografica.
il doc è davvero ben fatto, ho avuto modo di vederlo, la fotografia ben curata, come opera prima è davvero di livello per una ragazza di soli 23 anni.
l'esito finale? la commissione l'ha bocciata.
motivo? manca il punto di vista femminile.
lei ha provato a difendersi, spiegando come nell'ilva di taranto il 99% degli operai era di sesso maschile ma nulla da fare.
gli è stato risposto che avrebbe dovuto intervistare anche le mogli, per avere un punto di vista interno.
aggiungi il fatto che lei l'ha girato perchè il padre è oggi malato di tumore.
io dico che una roba del genere è vergognosa.
e lo dico perchè mi sembra una presa per il culo, finta, talmente costruita che è capace di modificare la realtà dei fatti.
e prima che il paziente si spazientisca (

), questa non è una posizione cinema di ieri vs cinema di oggi sia chiaro.
è semplicemente una critica, che negli anni 80 avrei potuto ugualmente rivolgere ad un tipo di cinema in cui mancava il lato femminile.
ma quella volta per davvero.