doc G ha scritto: 31/03/2020, 16:34Visto che se ne parlava tempo fa, qui un post che smonta la bufala dei danni del divorzio fra tesoro e Bankitalia. I dati sono di istat, Bankitalia, oecd, fed, il post è un sunto di un articolo scritto dall'autore insieme all'unico membro italiano della società di econometria. Per chi voglia smontare i dati, non posso che fare i miei migliori auguri
Ogni ragionamento che non parta da dati precisi è forzatamente fallace.
Da Costantino De Blasi:
Stamattina smonterò un altro mito molto amato da sovrapitechi e nostalgici della mai tanto rimpianta liretta: "con le 10.000 lire in tasca eravamo tutti più ricchi".
Qui il lavoro è complesso perché si deve esaminare un periodo molto lungo e molteplici fattori. Proverò a ridurli per chiarezza espositiva.
L'assunto è che negli anni '80 e '90 si stava meglio perché i) potevamo stampare moneta, ii) la banca centrale poteva acquistare tutto il debito emesso iii) potevamo indebitarci come se non ci fosse stato un domani iv) avevamo i soldi in tasca
Grazie a questi 4 racconti mitologici avevamo tutti una "Milano da bere".
i) Sebbene in teoria si possa davvero stampare tutta la moneta che serve per far fronte agli impegni, pagare gli stipendi, sostenere la domanda ecc. (a patto naturalmente di sopportarne le drammatiche conseguenze), in Italia il valore dell'aggregato monetario M0 ha sempre seguito una traiettoria costante con coefficiente di correlazione al PIL 0,90. In altre parole, pur potendolo fare, non abbiamo mai stampato moneta in modo compulsivo. Quindi NON è vero che la Banca d'Italia stampava banconote più di quanto oggi ne stampi la BCE. Stessa cosa per gli altri aggregati monetari che non riporto per non rendere il post più noioso di quanto già non sia.
ii) Questo è stato vero fino al 1981, ovvero fino a quando non avvenne il famoso divorzio fra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro. Sull'argomento scrivemmo un lungo articolo su nFA Michele Boldrin ed io. In quell'articolo dimostrammo che il divorzio fu necessario per combattere la principale tassa che colpiva i portafogli privati. L'inflazione (ricordate la formula magica W/P) divampò a partire dal 1973 (crisi petrolifera) e accompagnò la nostra vita per un decennio con indice CPI a doppia cifra fra 11,24% (1975) e 19,55% (1980). Soltanto dopo il divorzio cominciò a scendere.
"Eh ma noi c'avevamo i bot". Vero, gli italiani erano conosciuti nel mondo con i bot people. Pochi però ricordano che all'epoca il rendimento reale di quei bot era negativo. Compravi 100 ad un tasso facciale del 12% e lo Stato restituiva 96 per un tasso d'inflazione 18%.
iii) Potevamo indebitarci e lo facevamo; come non ci fosse stato un domani e infatti le conseguenze le stiamo pagando ancora oggi.
Per tutto il periodo 1980-1993 il deficit annuo restò sopra il 10% e il rapporto debito pil passò dal 56% al 116%. Le conseguenze di quelle politiche sciagurate le stiamo pagando ancora oggi e le pagheranno ancora i nostri figli ed i nostri nipoti. Gli interessi passivi sul debito passarono dal 4,43% del PIL del 1980 al 12,66% del 1992.
iv) Ma alla fine di tutto ciò, dimostrato che ci stavamo mettendo una corda intorno al collo, eravamo davvero più ricchi?
Il reddito pro capite a valori costanti 2010 del 1980 era circa 24.500 dollari; nel 1990 era 30.800; nel 2000 36.200; fino alla crisi finanziaria del 2008 il reddito pro capite è cresciuto con un tasso pressoché costante. Quindi nel 1980 avevamo un reddito pari al 68% di quello del 2000. Eravamo più poveri!
Quella che era diversa era solo la percezione della ricchezza.
Resta il mistero del prezzo della pizza. Ma non si vive sola pizza (e io a Salerno e Napoli la trovo ancora, squisita, a 3,50 €).
Insomma alla fine di quel mondo fatto da palazzinari che cementificavano intere aree verdi, dalla tv commerciale che muoveva i primi passi e portava dentro le nostre case le scollature delle ragazze di Drive in, dall'amaro Ramazzotti e dalla Milano da bere e, infine, dalla Lira che ci faceva sentire benestanti c'è ben poco da avere nostalgia.
Fonti: Istat, Banca d'Italia, OECD, Fed St.Louis
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Non si tratta di bufala o meno, ma di opinioni. Giustamente Boldrin e co, osservando l'economia secondo una precisa corrente di pensiero la vedono in un determinato modo, altri economisti non meno validi diversamente (più di uno dei miei prof ha collegato il divorzo tesoro\bankitalia all'aumento del debito pubblico).
Sul fatto che nel periodo 1980-1993 abbiamo fatto troppo deficit siamo d'accordo tutti, ma probabilmente se la banca centrale fosse intervenuta come in precedenza il debito non sarebbe esploso così violentemente (e questo Gli interessi passivi sul debito passarono dal 4,43% del PIL del 1980 al 12,66% del 1992 lo conferma). Nessuno chiede di "stampare in modo compulsivo", ma come si è visto anche negli ultimi giorni, un semplice annuncio da parte della BCE ha frenato l'aumento dei tassi. Con BCE immobile oggi non avremmo lo spread così basso.
Sul reddito pro capite non bisognerebbe neanche rispondere, è ovvio che sia aumentato ma come ha sottolineato anche Brusco (liberista) nel tweet di qualche giorno fa, il PIL pro capite dell'Italia cresce ed è cresciuto molto meno degli altri Stati. Secondo i liberisti la colpa è nostra, secondo altri economisti di un sistema che sfavorisce la competitività dell'Italia.
La discussione sulla moneta unica non riguarda "stampiamo quanta moneta vogliamo", ma su quanto la moneta unica, molto sopravvalutata per la nostra economia, ci possa danneggiare. Poi ci sono anche altri fattori, per esempio che in un mondo globalizzato le imprese più grandi hanno meno problemi di competitività. Quindi, le nostre imprese, per lo più medie e piccole hanno difficoltà maggiori. Ciò non vuol dire che vada tutto male... Leggevo ieri che (prima del coronavirus) Brescia e Bergamo avevano come province la prima e la seconda produzione industriale manifatturiera in Europa...
Le bufale sono altre, non queste.