All'epoca non lo dissi perché come uomo sono pavido, ma ogni volta che sento un cantante o un attore spiegarmi la politica e la società, mi viene da dare tantissimo ragione a De Gregori.BruceSmith ha scritto: 17/07/2026, 9:10Diciamo che adesso diventa ancora più ridicolo attaccare De Gregori.
Musica - Volume III
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Re: Musica - Volume III
Su Gaza e Iran ho idee confuse.
No grazie, non riesco a rivalutare le parole di De Gregori.
Al di là che ha unito un concetto base (il diritto di non esprimersi) con una visione bianco/nera dell'attivismo politico dei musicisti per me imbarazzante per uno che fa musica da ennemila anni. Non dovrebbero manco esistere intere scene musicali secondo la sua idea. D'altronde c'è chi ha i Massive Attack e c'è chi ha De Gregori.
No grazie, non riesco a rivalutare le parole di De Gregori.
Al di là che ha unito un concetto base (il diritto di non esprimersi) con una visione bianco/nera dell'attivismo politico dei musicisti per me imbarazzante per uno che fa musica da ennemila anni. Non dovrebbero manco esistere intere scene musicali secondo la sua idea. D'altronde c'è chi ha i Massive Attack e c'è chi ha De Gregori.
BruceSmith ha scritto:in coppia con raid, hanno rispolverato il sempre attuale poliziotto buono - poliziotto cattivo, portandosi ai livelli di coppie leggendarie tipo Riggs-Martaugh, Cohle-Hart, Starsky-Hutch o ErMonnezza-Bombolo.
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Re: Musica - Volume III
onestamente, non capisco come possa l'intelligenza di sferaebbasta rivalutare le cagate che ha detto de gregori.
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Re: Musica - Volume III
Se parlarne è spiegare, allora tutti spiegano. E non vedo perchè non lo possano e debbano fare cantanti ed attori. Poi starà alla singola persona capire chi stare ad ascoltare e chi no, come in qualsiasi ambito.Bluto Blutarsky ha scritto: 17/07/2026, 9:45All'epoca non lo dissi perché come uomo sono pavido, ma ogni volta che sento un cantante o un attore spiegarmi la politica e la società, mi viene da dare tantissimo ragione a De Gregori.BruceSmith ha scritto: 17/07/2026, 9:10
Diciamo che adesso diventa ancora più ridicolo attaccare De Gregori.
Anche perchè a volte un musicista (prendiamo ad esempio un Tom Morello) ha più competenze politiche della stragrande maggioranza dei politici. Perchè mai dovrei precludermi di ascoltarlo su quell'ambito?
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Re: Musica - Volume III
Non pretendo che un cantante mi faccia lezioni di storia, politica oppure semantica classica...ma la puttanata detta da De Gregori va ben oltre a questo, e dargli ragione e' anche peggio, perche' non capire la differenza tra israele e Gaza....figa se ce ne vuole ad essere rincoglioniti.Bluto Blutarsky ha scritto: 17/07/2026, 9:45All'epoca non lo dissi perché come uomo sono pavido, ma ogni volta che sento un cantante o un attore spiegarmi la politica e la società, mi viene da dare tantissimo ragione a De Gregori.BruceSmith ha scritto: 17/07/2026, 9:10
Diciamo che adesso diventa ancora più ridicolo attaccare De Gregori.
TACERE a volte e' la cosa migliore.
SOLITO POST AGGRESSIVO...cit
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Re: Musica - Volume III
come dicevo in separata sede, l'artista può essere un emerito demente, e allora mi sta bene si limiti a sole cuore e amore e se lo fa pure bene buon per lui.
se però non è un demente e ha un minimo di intelligenza e sensibilità (e anche di preparazione, appunto), mi aspetto che si esponga ed esprima dei concetti più elaborati.
e poi c'è chi demente non è ma vuole tenersi buoni tutti e allora non si espone a priori, da buon paraculo. e tenendo conto che de gregori demente non è...
se però non è un demente e ha un minimo di intelligenza e sensibilità (e anche di preparazione, appunto), mi aspetto che si esponga ed esprima dei concetti più elaborati.
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Re: Musica - Volume III
Perfetto, unica giustificazione che posso dare al buon Francesco, è che lui gli anni settanta, quando la gente saliva sul palco, bloccava i concerti e ti imponeva di suonare gratis o chiudere baracca e burattini, gli ha vissuti sulla propria pelle.Pozz4ever ha scritto: 17/07/2026, 10:27 come dicevo in separata sede, l'artista può essere un emerito demente, e allora mi sta bene si limiti a sole cuore e amore e se lo fa pure bene buon per lui.
se però non è un demente e ha un minimo di intelligenza e sensibilità (e anche di preparazione, appunto), mi aspetto che si esponga ed esprima dei concetti più elaborati.
e poi c'è chi demente non è ma vuole tenersi buoni tutti e allora non si espone a priori, da buon paraculo. e tenendo conto che de gregori demente non è...
Giustificazione labile, ma tant'è, non ho trovato niente di meglio.
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Re: Musica - Volume III
Più che altro io lo capirei per questioni più complesse, più sfaccettate, tipo leggi elettorali, referendum sulla giustizia, sulle trivelle o scegliete voi, cose su cui spesso gli artisti si schierano per partito preso per accontentare la loro fetta di pubblico e sulle quali mio parere è invece lecito poter avere dubbi se non si è particolarmente addentro ai temi trattati.
Ma sentirlo dire che ha idee confuse su Gaza e Israele... ecco mi cadono un po' le braccia.
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Re: Musica - Volume III
Premessa generale: il mio post era una mezza provocazione dovuta al fatto che, nove volte su dieci, i predicozzi politici degli artisti (non le opere, attenzione) mi fanno cadere le braccia per la superficialità. Soprattutto se sono artisti che, nei loro pezzi, magari mi sono sembrati degli illuminati. Tanto che negli anni mi sono convinto che l'artista non sia uno che vede la realtà meglio degli altri, ma uno che la sa raccontare meglio degli altri. Detto questo,
Ma al di là di questo: certo che ci si può schierare. Ma bisognerebbe farlo con la propria opera, che è l'ambito in cui l'artista può dare veramente un contributo al dibattito, oggi (non mi citate l'impatto degli artisti negli anni Sessanta e Settanta, sono contesti sociali imparagonabili con quello attuale). De Gregori l'ha specificato questo, e del resto la sua produzione - almeno fino a una ventina di anni fa - parla per lui. Oggi invece siamo circondati da artisti che sono sempre in prima fila con l'hashtag di moda, ma non hanno una canzone decente in repertorio. Cosa ce ne facciamo, di questi?
Poi sono d'accordo che ha sbagliato nel dire "L'artista non deve schierarsi", lì è andato lungo, non ci piove.
(L'ultima frase non l'ho capita. Anche in Italia abbiamo avuto grandi band di battaglia. Detto che, battaglia o no, uno che scrive "Atlantide" o "La ragazza e la miniera" o "La storia" me lo tengo strettissimo).
Io non ho particolare simpatia per Enrico Ruggeri, ma quando dice che parlare di Gaza oggi è un gol a porta vuota non sbaglia di molto. Perché è un tema già sentitissimo (per fortuna). Io sono cresciuto con Guccini e De André, figuratevi, ma De André - di nuovo: nelle sue canzoni - parlava di tematiche sociali molto lontane dal mainstream, di cui non parlava quasi nessuno all'epoca. Era un modo per accendere un riflettore su quelle tragedie. Non vedete la differenza rispetto a chi utilizza una tragedia che è già (giustamente) sulle prime pagine di tutti i giornali per accendere un riflettore su se stesso?
La stessa cosa, tra l'altro, l'ha fatta lo stesso De Gregori (nel suo stile, ovviamente) nel 2006 con il pezzo "Il panorama di Betlemme".
(Mi si dirà "Ma l'artista può comunque sensibilizzare chi ancora non ha un'opinione". Beh, qui voglio essere lapidario: se uno nel 2026 non ha un'opinione su Gaza o su Trump, e per farsela venire ha bisogno di ascoltare cosa dice il suo artista preferito, beh, questo è uno a cui andrebbe tolto il diritto di voto)
Che il diritto a non esprimersi sia un concetto base non sono così convinto, nell'epoca in cui se non fai un post su Instagram con l'hashtag di moda ti accusano di ignavìa.ride_the_lightning ha scritto: 17/07/2026, 9:50 Al di là che ha unito un concetto base (il diritto di non esprimersi) con una visione bianco/nera dell'attivismo politico dei musicisti per me imbarazzante per uno che fa musica da ennemila anni. Non dovrebbero manco esistere intere scene musicali secondo la sua idea. D'altronde c'è chi ha i Massive Attack e c'è chi ha De Gregori.
Ma al di là di questo: certo che ci si può schierare. Ma bisognerebbe farlo con la propria opera, che è l'ambito in cui l'artista può dare veramente un contributo al dibattito, oggi (non mi citate l'impatto degli artisti negli anni Sessanta e Settanta, sono contesti sociali imparagonabili con quello attuale). De Gregori l'ha specificato questo, e del resto la sua produzione - almeno fino a una ventina di anni fa - parla per lui. Oggi invece siamo circondati da artisti che sono sempre in prima fila con l'hashtag di moda, ma non hanno una canzone decente in repertorio. Cosa ce ne facciamo, di questi?
Poi sono d'accordo che ha sbagliato nel dire "L'artista non deve schierarsi", lì è andato lungo, non ci piove.
(L'ultima frase non l'ho capita. Anche in Italia abbiamo avuto grandi band di battaglia. Detto che, battaglia o no, uno che scrive "Atlantide" o "La ragazza e la miniera" o "La storia" me lo tengo strettissimo).
Ma perché, oggi non ci sono centinaia di artisti che cavalcano il tema Gaza con lo stesso cinismo interessato con cui in passato hanno cavalcato il tema DDL Zan o chissà cos'altro? Non facciamo finta di non saperlo: per come funziona il sistema della comunicazione oggi, posizionarsi su una battaglia molto sentita dalla tua fanbase può anche essere una mossa di marketing (specie se non hai pezzi abbastanza forti in repertorio e devi puntare su qualcos'altro). Tanto, se vivi in Italia, non corri alcun rischio (vi risulta che - faccio un nome a caso - Elodie sia boicottata dalle tv o dalle radio, nonostante sia una che si schiera sempre molto a sinistra?). Perché dovrei preferire questa gente qui?esba ha scritto: 17/07/2026, 10:27 Non pretendo che un cantante mi faccia lezioni di storia, politica oppure semantica classica...ma la puttanata detta da De Gregori va ben oltre a questo, e dargli ragione e' anche peggio, perche' non capire la differenza tra israele e Gaza....figa se ce ne vuole ad essere rincoglioniti.
TACERE a volte e' la cosa migliore.
Io non ho particolare simpatia per Enrico Ruggeri, ma quando dice che parlare di Gaza oggi è un gol a porta vuota non sbaglia di molto. Perché è un tema già sentitissimo (per fortuna). Io sono cresciuto con Guccini e De André, figuratevi, ma De André - di nuovo: nelle sue canzoni - parlava di tematiche sociali molto lontane dal mainstream, di cui non parlava quasi nessuno all'epoca. Era un modo per accendere un riflettore su quelle tragedie. Non vedete la differenza rispetto a chi utilizza una tragedia che è già (giustamente) sulle prime pagine di tutti i giornali per accendere un riflettore su se stesso?
La stessa cosa, tra l'altro, l'ha fatta lo stesso De Gregori (nel suo stile, ovviamente) nel 2006 con il pezzo "Il panorama di Betlemme".
(Mi si dirà "Ma l'artista può comunque sensibilizzare chi ancora non ha un'opinione". Beh, qui voglio essere lapidario: se uno nel 2026 non ha un'opinione su Gaza o su Trump, e per farsela venire ha bisogno di ascoltare cosa dice il suo artista preferito, beh, questo è uno a cui andrebbe tolto il diritto di voto)
Scusa Pozz ma secondo te a De Gregori, che ha 75 anni, la carriera che ha, un posto già intoccabile nella storia della musica italiana e un pubblico garantito per i prossimi 200 anni, interessa qualcosa di tenersi buoni tutti? Tanto più che, dicendo quello che ha detto, sapeva benissimo che si sarebbe inimicato parecchia opinione pubblica, visto che non è stupido e la radicalità politica l'ha vissuta sulla sua pelle: altro che tenersi buoni tutti.Pozz4ever ha scritto: 17/07/2026, 10:27 come dicevo in separata sede, l'artista può essere un emerito demente, e allora mi sta bene si limiti a sole cuore e amore e se lo fa pure bene buon per lui.
se però non è un demente e ha un minimo di intelligenza e sensibilità (e anche di preparazione, appunto), mi aspetto che si esponga ed esprima dei concetti più elaborati.
e poi c'è chi demente non è ma vuole tenersi buoni tutti e allora non si espone a priori, da buon paraculo. e tenendo conto che de gregori demente non è...
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Re: Musica - Volume III
@Bluto Blutarsky Allora, tocchi tanti temi, che sono molto interessanti da discutere. Li reputo anche interconnessi, secondo me ci sono dei piani di lettura diversi che vanno un po' catalogati indipendenti e poi messi a sistema.
1. Il diritto a non esprimersi. Comprendo quello a cui fai riferimento tu e condivido che siamo in una società della dopamina e dell'algoritmo dove questa polarizzazione è sempre più labile, si generalizza e si fa un enorme pentolone di tutto. Proprio per questo è un concetto da ribadire, il mio problema sorge sulla forma e il come De Gregori abbia scelto di esporlo. Non direi che ha cannato, ha proprio sparato la pallina sulla stratosfera, mettendoci dentro dei virgolettati obiettivamente ingiustificabili, che minano un pensiero corretto, alla base, che qui te lo appoggio, è giusto ribadire, per alimentare qulle sfumature di grigio, non il b/n sulle cose.
Proprio per questo parlo di bianco/nero: la musica è sfumature di grigi e sto concetto va sempre contestualizzato, non astratto ad assolutismo. Esempio: se sei dentro la scena HC, hai ovviamente il diritto di non esprimerti, but, in quella scena hai codici, retaggio, comportamenti e linguaggi che all'ascoltatore faranno sicuramente alzare il sopracciglio, se come artista ti posizioni in un certo periodo storico come il 2026 in questo modo. Non so se mi sono spiegato.
Altro esempio: mi ricollego ai fenomeni su Roggero che ho riportato, questi farebbero rap. C'è bisogno di dire quanto sia ridicolo di come un genere come il rap che è nato proprio in un certo modo socio-culturale, faccia da sfondo per gente che quando sceglie di esprimersi, si esprime in quel modo? Quando il mondo gli sta offrendo (vedi Kneecap) tutt'altro scenario nella quale la musica può essere un tramite potentissimo. Ed è retaggio di quella scena musicale lì.
2. Sulla canzone "non decente in repertorio" però, perdonami, non vedo la correlazione. Macklemore (se no poi cito solo la mia robetta e Nonno Brus si ingastrisce) per me non azzecca un pezzo dal 2012, quello che ha scritto e detto a supporto della Palestina (o di argomento sociale X) dovrebbe essere invalidato o preso con minor serietà? Non so se su questo non ho capito bene, ma mi sembra abbastanza scollegato come tema alla fin fine.
3. Il performativo nell'epoca guidata dalla performance (digital, social media, comunicativa) è ovviamente un tema sulla quale mi troverai concorde, ma anche qui, non va generalizzato, soprattutto in un mondo che si nutre di micro-community, di micro-linguaggi, micro-posizionamenti, aggiustati a colpi di tweet e story. Concordo che tutto andrebbe letto con spirito analitico e critico e questo non viene fatto. Io non sono però così tranciante come te sulle persone: se una persona ha bisogno di "artista X" per avvicinarsi a una situazione sociale, allora ben venga, perché si arricchisce ed è aperta all'opinione altrui, facendosene magari una propria. Non ci vedo solo un'azione di lavaggio del cervello o di pochezza, tutt'altro. Io, per esempio, ho seguito artisti che ai tempi mi introdussero (con consigli diretti) a Mark Fisher e alla sua visione di mondo, contestualizzandolo su quel che accade nel mondo contemporaneo. Hanno preso posizione, mi fecero conoscere un autore che ai tempi non conoscevo (se non di nome) e mi han offerto un piano su cui ragionare.
4. L'ultima frase era una "provocazione" sullo stato attuale della musica internazionale: nel 2026 abbiamo musicisti come i Massive Attack che si esprimono in un modo e De Gregori in un altro, perdonami, ma per come stiamo messi preferirò sempre quel che avrà da dire un Robert Del Naja in questo preciso istante storico, con le dinamiche che esistono. Ma come preferisco Del Naja a come si esprime un Thom Yorke e così via. Non è legato solo a De Gregori.
5. Quello che dici sulla produzione musicale è chiaro, c'è chi ascolta i dischi black metal capisaldi di un genere anche se il cantante ha ammazzato una persona, è un nazi e bruciava chiese, ma la discografia fu seminale. Ovviamente mica è il caso di De Gregori, ma questo per dire che la separazione tra prodotto musicale e chi lo compone sarebbe un altro gran capitolone complesso (e bello) da affrontare.
1. Il diritto a non esprimersi. Comprendo quello a cui fai riferimento tu e condivido che siamo in una società della dopamina e dell'algoritmo dove questa polarizzazione è sempre più labile, si generalizza e si fa un enorme pentolone di tutto. Proprio per questo è un concetto da ribadire, il mio problema sorge sulla forma e il come De Gregori abbia scelto di esporlo. Non direi che ha cannato, ha proprio sparato la pallina sulla stratosfera, mettendoci dentro dei virgolettati obiettivamente ingiustificabili, che minano un pensiero corretto, alla base, che qui te lo appoggio, è giusto ribadire, per alimentare qulle sfumature di grigio, non il b/n sulle cose.
Proprio per questo parlo di bianco/nero: la musica è sfumature di grigi e sto concetto va sempre contestualizzato, non astratto ad assolutismo. Esempio: se sei dentro la scena HC, hai ovviamente il diritto di non esprimerti, but, in quella scena hai codici, retaggio, comportamenti e linguaggi che all'ascoltatore faranno sicuramente alzare il sopracciglio, se come artista ti posizioni in un certo periodo storico come il 2026 in questo modo. Non so se mi sono spiegato.
Altro esempio: mi ricollego ai fenomeni su Roggero che ho riportato, questi farebbero rap. C'è bisogno di dire quanto sia ridicolo di come un genere come il rap che è nato proprio in un certo modo socio-culturale, faccia da sfondo per gente che quando sceglie di esprimersi, si esprime in quel modo? Quando il mondo gli sta offrendo (vedi Kneecap) tutt'altro scenario nella quale la musica può essere un tramite potentissimo. Ed è retaggio di quella scena musicale lì.
2. Sulla canzone "non decente in repertorio" però, perdonami, non vedo la correlazione. Macklemore (se no poi cito solo la mia robetta e Nonno Brus si ingastrisce) per me non azzecca un pezzo dal 2012, quello che ha scritto e detto a supporto della Palestina (o di argomento sociale X) dovrebbe essere invalidato o preso con minor serietà? Non so se su questo non ho capito bene, ma mi sembra abbastanza scollegato come tema alla fin fine.
3. Il performativo nell'epoca guidata dalla performance (digital, social media, comunicativa) è ovviamente un tema sulla quale mi troverai concorde, ma anche qui, non va generalizzato, soprattutto in un mondo che si nutre di micro-community, di micro-linguaggi, micro-posizionamenti, aggiustati a colpi di tweet e story. Concordo che tutto andrebbe letto con spirito analitico e critico e questo non viene fatto. Io non sono però così tranciante come te sulle persone: se una persona ha bisogno di "artista X" per avvicinarsi a una situazione sociale, allora ben venga, perché si arricchisce ed è aperta all'opinione altrui, facendosene magari una propria. Non ci vedo solo un'azione di lavaggio del cervello o di pochezza, tutt'altro. Io, per esempio, ho seguito artisti che ai tempi mi introdussero (con consigli diretti) a Mark Fisher e alla sua visione di mondo, contestualizzandolo su quel che accade nel mondo contemporaneo. Hanno preso posizione, mi fecero conoscere un autore che ai tempi non conoscevo (se non di nome) e mi han offerto un piano su cui ragionare.
4. L'ultima frase era una "provocazione" sullo stato attuale della musica internazionale: nel 2026 abbiamo musicisti come i Massive Attack che si esprimono in un modo e De Gregori in un altro, perdonami, ma per come stiamo messi preferirò sempre quel che avrà da dire un Robert Del Naja in questo preciso istante storico, con le dinamiche che esistono. Ma come preferisco Del Naja a come si esprime un Thom Yorke e così via. Non è legato solo a De Gregori.
5. Quello che dici sulla produzione musicale è chiaro, c'è chi ascolta i dischi black metal capisaldi di un genere anche se il cantante ha ammazzato una persona, è un nazi e bruciava chiese, ma la discografia fu seminale. Ovviamente mica è il caso di De Gregori, ma questo per dire che la separazione tra prodotto musicale e chi lo compone sarebbe un altro gran capitolone complesso (e bello) da affrontare.
BruceSmith ha scritto:in coppia con raid, hanno rispolverato il sempre attuale poliziotto buono - poliziotto cattivo, portandosi ai livelli di coppie leggendarie tipo Riggs-Martaugh, Cohle-Hart, Starsky-Hutch o ErMonnezza-Bombolo.
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Re: Musica - Volume III
Ti rispondo solo laddove sono in disaccordo o voglio precisare meglio:
Questo per dire che non sempre chi si schiera è animato da sincero slancio civile: a volte è un calcolo di convenienza. Quindi anche distinguere fra le anime nobili che si schierano e i menefreghisti disgustosi che non si schierano è una semplificazione (ovviamente non sono tutti così, e non saprei neanche quantificarli, ma esistono).
Altra cosa, secondo me, è il tema già al centro del dibattito pubblico. Facevo gli esempi di Trump e di Gaza perché sono i due temi più dibattuti del nostro tempo o giù di lì: come può una persona che vive nel 2026 non avere un'opinione su Trump, e aver bisogno di sentire cosa ne pensa Springsteen? Springsteen non dice cose illuminate sulla politica americana: la sua forza è riuscire a esprimere in musica i sentimenti di una parte di America (penso a The Rising). Se lo uso come fonte per capire la realtà, sbaglio io. Anche perché il rischio di passare da artista a santone è dietro l'angolo: il Boss si è sempre fermato un attimo prima, ma poi ci sono i Bono che non fanno un disco decente dai primi anni 90 ma che pretendono di spiegarti il senso della vita.
Qui mi riferivo a coloro che oggi, per emergere, puntano al posizionamento etico. È un fenomeno degli ultimi anni, molto legato alle dinamiche dei social, che funzionano per nicchie sempre più tribali: lego il mio nome a una particolare battaglia e mi ritaglio un pubblico.ride_the_lightning ha scritto: 17/07/2026, 12:10 2. Sulla canzone "non decente in repertorio" però, perdonami, non vedo la correlazione. Macklemore (se no poi cito solo la mia robetta e Nonno Brus si ingastrisce) per me non azzecca un pezzo dal 2012, quello che ha scritto e detto a supporto della Palestina (o di argomento sociale X) dovrebbe essere invalidato o preso con minor serietà? Non so se su questo non ho capito bene, ma mi sembra abbastanza scollegato come tema alla fin fine.
Questo per dire che non sempre chi si schiera è animato da sincero slancio civile: a volte è un calcolo di convenienza. Quindi anche distinguere fra le anime nobili che si schierano e i menefreghisti disgustosi che non si schierano è una semplificazione (ovviamente non sono tutti così, e non saprei neanche quantificarli, ma esistono).
Però mi hai fatto un esempio molto specifico, che può rientrare nella casistica di cui parlavo io: artista X che accende un riflettore su una porzione di realtà poco conosciuta, che l'ascoltatore può legittimamente non conoscere. Questo è lodevole.ride_the_lightning ha scritto: 17/07/2026, 12:10 Io non sono però così tranciante come te sulle persone: se una persona ha bisogno di "artista X" per avvicinarsi a una situazione sociale, allora ben venga, perché si arricchisce ed è aperta all'opinione altrui, facendosene magari una propria. Non ci vedo solo un'azione di lavaggio del cervello o di pochezza, tutt'altro. Io, per esempio, ho seguito artisti che ai tempi mi introdussero (con consigli diretti) a Mark Fisher e alla sua visione di mondo, contestualizzandolo su quel che accade nel mondo contemporaneo. Hanno preso posizione, mi fecero conoscere un autore che ai tempi non conoscevo (se non di nome) e mi han offerto un piano su cui ragionare.
Altra cosa, secondo me, è il tema già al centro del dibattito pubblico. Facevo gli esempi di Trump e di Gaza perché sono i due temi più dibattuti del nostro tempo o giù di lì: come può una persona che vive nel 2026 non avere un'opinione su Trump, e aver bisogno di sentire cosa ne pensa Springsteen? Springsteen non dice cose illuminate sulla politica americana: la sua forza è riuscire a esprimere in musica i sentimenti di una parte di America (penso a The Rising). Se lo uso come fonte per capire la realtà, sbaglio io. Anche perché il rischio di passare da artista a santone è dietro l'angolo: il Boss si è sempre fermato un attimo prima, ma poi ci sono i Bono che non fanno un disco decente dai primi anni 90 ma che pretendono di spiegarti il senso della vita.
Qui abbiamo proprio un atteggiamento diverso (non dico che il mio sia giusto e il tuo sbagliato, sono solo diversi): a me non interessa quello che hanno da dire queste persone, né come si esprimono. Mi interessano i loro album.ride_the_lightning ha scritto: 17/07/2026, 12:10 4. L'ultima frase era una "provocazione" sullo stato attuale della musica internazionale: nel 2026 abbiamo musicisti come i Massive Attack che si esprimono in un modo e De Gregori in un altro, perdonami, ma per come stiamo messi preferirò sempre quel che avrà da dire un Robert Del Naja in questo preciso istante storico, con le dinamiche che esistono. Ma come preferisco Del Naja a come si esprime un Thom Yorke e così via. Non è legato solo a De Gregori.
Figurati, qui sfondi un portone. Io mi sono già risposto e ho deciso di leggere\guardare\ascoltare tutto, senza interrogarmi sui requisiti morali dell'artista. Per un semplice motivo: il contributo di un artista alla collettività non consiste nell'essere una brava persona, ma nel creare opere capaci di scuotere e di interrogare le persone (tanto, di eventuali reati\delitti, risponderà davanti alla legge; non occorre un ulteriore tribunale morale).ride_the_lightning ha scritto: 17/07/2026, 12:10 5. Quello che dici sulla produzione musicale è chiaro, c'è chi ascolta i dischi black metal capisaldi di un genere anche se il cantante ha ammazzato una persona, è un nazi e bruciava chiese, ma la discografia fu seminale. Ovviamente mica è il caso di De Gregori, ma questo per dire che la separazione tra prodotto musicale e chi lo compone sarebbe un altro gran capitolone complesso (e bello) da affrontare.
"La verità è come l'acqua: una piccola quantità ti disseta e ti tiene pulito, ma se è troppa può farti affogare"
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Re: Musica - Volume III
Non faccio il multi quote che viene fuori un macello @Bluto Blutarsky
01. Su questo mi è tutto chiaro, quando scrivo di epoca della performance mi riferisco esattamente a questo che descrivi. Le posizioni che sono lucidamente e freddamente calcolate, per dei ritorni di immagine e commerciali. Figurati, sono in questo settore e tritacarne da oramai più di dieci anni, purtroppo ben conosco quali sono le regole del gioco.
E in un settore musicale, come diceva ultimamente James Blake, in cui nascono, tra le tante cose vampiresche, agenzie che oltrepassano il limite del ruolo di PR o di spinta marketing e si occupano nel mondo 2/3.0 di creare conversazioni fake, spingere determinate interazioni, con ascolti e numeri che si gonfiano magicamente (potete leggere un approfondimento uscito che ha coinvolto l'azienda Chaotic Good un paio di mesi fa qui - non trovo più, mi pare, Stereogum che ne scrisse meglio) tutto corre il rischio di essere cannibalizzato. Per questo reputo essenziale ancor più oggi informarsi per quanto possibile, avere un ascolto attento e una lettura dell'artista oltre la musica che incide, se si vuole un quadro un filo più approfondito, anche per comprendere coerenza o meno: cosa più fattibile per le scenette alternative, per le popstar/mainstream mi rendo conto che sia pressoché improbabile. Ma anche nel più piccolo uno cerca di fidarsi, sempre non ciecamente, con quello che ha a disposizione, il dietro le quinte lo conosce solo il musicista, noi siamo spettatori alla fin fine.
02. Secondo me qui differiamo solo sul punto di partenza. Cioè questo: "come può una persona che vive nel 2026 non avere un'opinione su Trump, e aver bisogno di sentire cosa ne pensa Springsteen?"
Io dico (penso) che ci sia fuori gente non ha un'opinione ben formata, intesa come, ragionamento profondo. Se Springsteen la aiutasse, ben venga. Non va trattato come l'Oracolo di Delfi, non bisogna pendere da ogni slogan, ma non nego che io rimango convinto che tante persone là fuori hanno bisogno di questo tipo di lettura per poi entrare davvero dentro un tema, anche gigantesco come Trump o qualsiasi altra cosa.
03. Assolutamente, lo riconosco che è un mio modo di vivere la musica, soprattutto perché quella connotazione che l'arte sia (anche) politica, dal momento che l'artista sceglie di esporsi, allora prende ancor più forza. Ma pure io non penso ci sia giusto o sbagliato, semplicemente vedo tutto più interconnesso nel sistema di una proposta che un artista porta avanti: quindi dal disco e della musica, poi cosa costruisce attorno e tutto si collega (su questo non necessariamente sulla società, eh, intendo tutto il suo modo di presentarsi al pubblico).
04. Di base lo so che il tuo discorso non fa una grinza, rientriamo un po' pure qui semplicemente in letture differenti, o meglio, io la risposta ancora non me la sono data. Ho iniziato a riascoltare ora a fatica dopo anni i dischi dei DAUGHTERS dopo che il cantante è stata denunciato per abusi e violenze sulla sua ex compagna. E ancora oggi non riesco ad apprezzare la loro musica come facevo prima della notizia.
01. Su questo mi è tutto chiaro, quando scrivo di epoca della performance mi riferisco esattamente a questo che descrivi. Le posizioni che sono lucidamente e freddamente calcolate, per dei ritorni di immagine e commerciali. Figurati, sono in questo settore e tritacarne da oramai più di dieci anni, purtroppo ben conosco quali sono le regole del gioco.
E in un settore musicale, come diceva ultimamente James Blake, in cui nascono, tra le tante cose vampiresche, agenzie che oltrepassano il limite del ruolo di PR o di spinta marketing e si occupano nel mondo 2/3.0 di creare conversazioni fake, spingere determinate interazioni, con ascolti e numeri che si gonfiano magicamente (potete leggere un approfondimento uscito che ha coinvolto l'azienda Chaotic Good un paio di mesi fa qui - non trovo più, mi pare, Stereogum che ne scrisse meglio) tutto corre il rischio di essere cannibalizzato. Per questo reputo essenziale ancor più oggi informarsi per quanto possibile, avere un ascolto attento e una lettura dell'artista oltre la musica che incide, se si vuole un quadro un filo più approfondito, anche per comprendere coerenza o meno: cosa più fattibile per le scenette alternative, per le popstar/mainstream mi rendo conto che sia pressoché improbabile. Ma anche nel più piccolo uno cerca di fidarsi, sempre non ciecamente, con quello che ha a disposizione, il dietro le quinte lo conosce solo il musicista, noi siamo spettatori alla fin fine.
02. Secondo me qui differiamo solo sul punto di partenza. Cioè questo: "come può una persona che vive nel 2026 non avere un'opinione su Trump, e aver bisogno di sentire cosa ne pensa Springsteen?"
Io dico (penso) che ci sia fuori gente non ha un'opinione ben formata, intesa come, ragionamento profondo. Se Springsteen la aiutasse, ben venga. Non va trattato come l'Oracolo di Delfi, non bisogna pendere da ogni slogan, ma non nego che io rimango convinto che tante persone là fuori hanno bisogno di questo tipo di lettura per poi entrare davvero dentro un tema, anche gigantesco come Trump o qualsiasi altra cosa.
03. Assolutamente, lo riconosco che è un mio modo di vivere la musica, soprattutto perché quella connotazione che l'arte sia (anche) politica, dal momento che l'artista sceglie di esporsi, allora prende ancor più forza. Ma pure io non penso ci sia giusto o sbagliato, semplicemente vedo tutto più interconnesso nel sistema di una proposta che un artista porta avanti: quindi dal disco e della musica, poi cosa costruisce attorno e tutto si collega (su questo non necessariamente sulla società, eh, intendo tutto il suo modo di presentarsi al pubblico).
04. Di base lo so che il tuo discorso non fa una grinza, rientriamo un po' pure qui semplicemente in letture differenti, o meglio, io la risposta ancora non me la sono data. Ho iniziato a riascoltare ora a fatica dopo anni i dischi dei DAUGHTERS dopo che il cantante è stata denunciato per abusi e violenze sulla sua ex compagna. E ancora oggi non riesco ad apprezzare la loro musica come facevo prima della notizia.
BruceSmith ha scritto:in coppia con raid, hanno rispolverato il sempre attuale poliziotto buono - poliziotto cattivo, portandosi ai livelli di coppie leggendarie tipo Riggs-Martaugh, Cohle-Hart, Starsky-Hutch o ErMonnezza-Bombolo.
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Re: Musica - Volume III
anche io di solito ho questo atteggiamento a compartimenti stagni, separando l'arte dal personaggio, però poi ci dovrebbe essere un limite, ad esempio i Lostprophets qualche bella canzone l'avranno anche incisa, ma come fai ad ascoltarle una volta che sai chi era davvero il cantante?ride_the_lightning ha scritto: 20/07/2026, 19:04 Non faccio il multi quote che viene fuori un macello @Bluto Blutarsky
04. Di base lo so che il tuo discorso non fa una grinza, rientriamo un po' pure qui semplicemente in letture differenti, o meglio, io la risposta ancora non me la sono data. Ho iniziato a riascoltare ora a fatica dopo anni i dischi dei DAUGHTERS dopo che il cantante è stata denunciato per abusi e violenze sulla sua ex compagna. E ancora oggi non riesco ad apprezzare la loro musica come facevo prima della notizia.
https://www.sdangher.com/2021/01/27/los ... a-il-rock/

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Re: Musica - Volume III
Ce la fai lo stesso e la canticchi ugualmente. E te ne sbatti comunque.cecaro ha scritto: 20/07/2026, 20:03 ma come fai ad ascoltarle una volta che sai chi era davvero il cantante?
Tra l'altro lui credo componesse solo le parole, quindi solo una parte di ciò che è una canzone o un album.
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Re: Musica - Volume III
Ti capisco benissimo. Io non metto su un disco dei Champion da quando Jim Hesketh fu accusato di molestare e violentare ragazze minorenni.cecaro ha scritto: 20/07/2026, 20:03anche io di solito ho questo atteggiamento a compartimenti stagni, separando l'arte dal personaggio, però poi ci dovrebbe essere un limite, ad esempio i Lostprophets qualche bella canzone l'avranno anche incisa, ma come fai ad ascoltarle una volta che sai chi era davvero il cantante?ride_the_lightning ha scritto: 20/07/2026, 19:04 Non faccio il multi quote che viene fuori un macello @Bluto Blutarsky
04. Di base lo so che il tuo discorso non fa una grinza, rientriamo un po' pure qui semplicemente in letture differenti, o meglio, io la risposta ancora non me la sono data. Ho iniziato a riascoltare ora a fatica dopo anni i dischi dei DAUGHTERS dopo che il cantante è stata denunciato per abusi e violenze sulla sua ex compagna. E ancora oggi non riesco ad apprezzare la loro musica come facevo prima della notizia.
https://www.sdangher.com/2021/01/27/los ... a-il-rock/
Per me la musica non è mai solo musica e me ne frega altamente che i dischi dei Champion fossero belli, di sicuro non voglio accostare me stesso a artisti che poi si sono macchiati di fatti orribili nella vita privata. Anche perché poi vorrei vedere se uno oggi a un concerto hardcore si presenta con la maglietta dei Champion come ne esce… sempre per il discorso di cosa sia realmente vivere dentro una scena musicale.
BruceSmith ha scritto:in coppia con raid, hanno rispolverato il sempre attuale poliziotto buono - poliziotto cattivo, portandosi ai livelli di coppie leggendarie tipo Riggs-Martaugh, Cohle-Hart, Starsky-Hutch o ErMonnezza-Bombolo.