Gostis53 ha scritto: 02/09/2026, 9:45
mario61 ha scritto: 01/09/2026, 22:12
Comunque io non penso che l’euro non abbia svantaggi, anche rilevanti. Semplicemente ritengo che, per l’Italia, i vantaggi abbiano superato gli svantaggi.
- Svantaggio principale: la rinuncia al cambio come strumento di aggiustamento. Se produttività e costi divergono rispetto agli altri paesi, non si può più recuperare competitività attraverso una svalutazione e l’aggiustamento interno diventa più difficile e doloroso.
- Vantaggi: una stabilità monetaria e dei prezzi molto maggiore rispetto alla storia della lira; l’eliminazione del rischio di cambio nei rapporti con gran parte dei nostri principali partner commerciali; minori costi di transazione; l’accesso a un mercato finanziario molto più ampio; e soprattutto l’ombrello della BCE, particolarmente prezioso per un paese con un debito pubblico molto elevato.
La stagnazione italiana della produttività, però, ha radici molto più strutturali, che erano presenti anche quando c’era la lira: piccola dimensione media delle imprese, difficoltà a crescere dimensionalmente, investimenti insufficienti in innovazione e capitale umano, burocrazia, lentezza della giustizia civile, inefficienze della PA, rigidità del mercato del lavoro.
L’euro può aver reso più visibili e più costose queste debolezze, perché ha tolto la possibilità di compensarle periodicamente attraverso la svalutazione. Ma non le ha create.
Per me, quindi, l’appartenenza all’euro è stata soprattutto un’opportunità in larga parte non sfruttata. Abbiamo beneficiato di stabilità monetaria e, soprattutto nei primi anni, di una fortissima riduzione dei costi di finanziamento; non abbiamo utilizzato sufficientemente quel vantaggio per realizzare le riforme e gli investimenti capaci di aumentare in modo duraturo la nostra produttività.
Mario mi sembra di capire che tu sia orientato su posizioni liberiste. Non mi è chiaro per quale ragione un liberista debba essere favorevole a tassi di cambio fissi invece che a tassi determinati dal mercato.
Mi puoi dire che vuoi maggiore integrazione europea e lo capisco, ma perché non partire dall'unione fiscale allora?
Il principio del "no taxation no representation" si sarebbe dovuto prendere in considerazione anche oggi, prima di procedere con l'euro, ovvero creare un'autorità fiscale sovranazionale.
Il problema non è solo italiano, è una serie di squilibri che si creano in tutta l'eurozona. Non si tratta semplicemente di svalutazioni competitive, si tratta di lasciare che il mercato compia il proprio ruolo di riequilibratore nei rapporti commerciali.
Direi che sui problemi dell'UE siamo molto più concordi di quanto si pensi, il problema è se uscire o buttare tutto all'aria cercando di salvare il salvabile per conto proprio o cercare di correggere la rotta dall'interno.
Capisco che per quanto si vede oggi l'orizzonte è cupo ed è molto più facile gettare la spugna, però se si riuscisse a superare questa congiuntura terribile, la definirei quasi una tempesta perfetta, forse e dico forse la possiblità che una nuova classe dirigente impari dagli errori di questi anni e ridefinisca il concetto di Unione Europea finendo il discorso lasciato a metà, potrebbe anche succedere.
Questa via impervia e piena di ostacoli è comunque meglio, dal mio punto di vista, e qui probabilmente la pensiamo in maniera diversa, del mollare tutto, perchè non abbiamo risorse ne economiche ne di materia prima, per proseguire da soli, il che ci porterebbe ad essere legati mani e piedi ad una qualsiasi delle superpotenze USA, Cina o quanto meno per le materie prime Russia, visto che anche come Europa abbiamo visto quanto può essere dannoso farlo, figurarsi come Italia, auguri.