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Politica Internazionale

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da Vega » 01/09/2026, 11:39

frog ha scritto: 01/09/2026, 9:55 Giusto Pio, vedi un po' quanti soldi hanno preso gli inglesi dalla UE per il PNRR ......

Ah già che sbadato, se n'erano già andati, "spiaze" cit.

https://www.openpolis.it/il-pnrr-italia ... i-europei/
ah il punto fondamentale è il PNRR quindi? 
mentre le altre economie di paesi membri dell'UE vanno alla grandissima perché hanno preso i soldi del PNRR? 

è questo che stai dicendo? 

 

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da BruceSmith » 01/09/2026, 11:44

Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 11:33 Scusami tantissimo Bruce, a volte reagisco troppo impulsivamente.  :forza:
 
ma figurati, nessun problema.

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da mario61 » 01/09/2026, 11:53

Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 10:23
mario61 ha scritto: 01/09/2026, 10:00
Beh devo dire che il PNRR è stato un affare per noi, se consideriamo i soldi a fondo perduto che ci hanno dato per Il PNRR l'Italia nel periodo 2000-2026 diventa un percettore netto, cinque anni di PNRR hanno completamente più che compensato 20 anni in cui eravamo contributori netti, non penso che sarebbe stato lo stesso per i britannici. 
Fake news 
 I dati sono pubblici.
Tra il 2000 e il 2020 l’Italia ha avuto un saldo cumulato con il bilancio UE di circa −56 miliardi di euro (dati ufficiali della Commissione europea).
Con il PNRR e NextGenerationEU il quadro cambia radicalmente. Il PNRR italiano prevede 71,8 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi di prestiti. Nel conto che sto facendo i prestiti non li considero affatto, perché vanno restituiti.  Ai 71,8 miliardi del PNRR si aggiungono 15,9 di altre componenti Next GenerationEU = circa 87,7 miliardi di trasferimenti a fondo perduto attribuibili all'Italia.
Se si considera quindi soltanto il denaro a fondo perduto e si completa il PNRR come previsto, il saldo cumulato italiano 2000-2026, comprendendo PNRR e le altre componenti di NextGenerationEU, passa da circa −56 miliardi a circa +10/+15 miliardi (stima puntuale attuale: circa +13 miliardi).
 

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da Gostis53 » 01/09/2026, 13:15

mario61 ha scritto: 01/09/2026, 11:53
Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 10:23
Fake news 
 I dati sono pubblici.
Tra il 2000 e il 2020 l’Italia ha avuto un saldo cumulato con il bilancio UE di circa −56 miliardi di euro (dati ufficiali della Commissione europea).
Con il PNRR e NextGenerationEU il quadro cambia radicalmente. Il PNRR italiano prevede 71,8 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi di prestiti. Nel conto che sto facendo i prestiti non li considero affatto, perché vanno restituiti.  Ai 71,8 miliardi del PNRR si aggiungono 15,9 di altre componenti Next GenerationEU = circa 87,7 miliardi di trasferimenti a fondo perduto attribuibili all'Italia.
Se si considera quindi soltanto il denaro a fondo perduto e si completa il PNRR come previsto, il saldo cumulato italiano 2000-2026, comprendendo PNRR e le altre componenti di NextGenerationEU, passa da circa −56 miliardi a circa +10/+15 miliardi (stima puntuale attuale: circa +13 miliardi).
 
Non si tratta di importi netti. I titoli di debito che hanno permesso di erogare questi finanziamenti saranno finanziati da un aumento di entrate per l'UE a partire dal 2028 e queste entrate sono ricavate da nuovi contributi di ciascuno Stato membro.

Le copertureeeee? Non ci sono

Chi rimborsa formalmenteIl debito è emesso dalla Commissione UE per conto dell'Unione, quindi il rimborso grava sul bilancio comunitario (MFF), alimentato dai contributi degli Stati membri e da eventuali nuove entrate dirette dell'UE. Le prime scadenze rilevanti sono previste a partire dal 2028, con un fabbisogno di rifinanziamento stimato tra 40 e 50 miliardi l'anno nel periodo 2028-2034, fino al 2058.Le due componenti separate:Prestiti agevolati (quelli richiesti da singoli paesi, Italia inclusa): li rimborsa direttamente il paese beneficiario, con relativi interessi.Sovvenzioni a fondo perduto: qui il rimborso è collettivo, coperto dal bilancio UE nel suo complesso — quindi, in sostanza, dai contributi di tutti gli Stati membri in proporzione al loro RNL, salvo nuove entrate.Il nodo aperto: le "nuove risorse proprie"Per evitare che il conto ricada semplicemente su maggiori contributi nazionali, la Commissione punta a introdurre entrate dirette dell'UE: quota di ETS (scambio emissioni), CBAM (meccanismo carbon border), contributo su rifiuti elettronici non riciclati, tra le proposte. Un portavoce della Commissione ha ribadito che è prioritario definire come rimborsare questo debito proprio attraverso queste nuove risorse.Non c'è ancora un accordo definitivo: i negoziati sul prossimo bilancio pluriennale (2028-2034) — che dovrà incorporare questo rimborso — dureranno probabilmente fino alla fine del 2026 e si annunciano complessi, anche perché alcuni leader (come Macron) hanno proposto di rifinanziare o estendere il debito invece di iniziare subito a ripagarlo.

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da Gostis53 » 01/09/2026, 13:17

A quanto pare, tra l'altro, visto l'aumento dei tassi i prestiti sovvenzionati, costeranno più di 70 miliardi nei prossimi anni.

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da mario61 » 01/09/2026, 13:40

Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 13:15
mario61 ha scritto: 01/09/2026, 11:53  I dati sono pubblici.
Tra il 2000 e il 2020 l’Italia ha avuto un saldo cumulato con il bilancio UE di circa −56 miliardi di euro (dati ufficiali della Commissione europea).
Con il PNRR e NextGenerationEU il quadro cambia radicalmente. Il PNRR italiano prevede 71,8 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi di prestiti. Nel conto che sto facendo i prestiti non li considero affatto, perché vanno restituiti.  Ai 71,8 miliardi del PNRR si aggiungono 15,9 di altre componenti Next GenerationEU = circa 87,7 miliardi di trasferimenti a fondo perduto attribuibili all'Italia.
Se si considera quindi soltanto il denaro a fondo perduto e si completa il PNRR come previsto, il saldo cumulato italiano 2000-2026, comprendendo PNRR e le altre componenti di NextGenerationEU, passa da circa −56 miliardi a circa +10/+15 miliardi (stima puntuale attuale: circa +13 miliardi).
 
Non si tratta di importi netti. I titoli di debito che hanno permesso di erogare questi finanziamenti saranno finanziati da un aumento di entrate per l'UE a partire dal 2028 e queste entrate sono ricavate da nuovi contributi di ciascuno Stato membro.

Le copertureeeee? Non ci sono

Chi rimborsa formalmenteIl debito è emesso dalla Commissione UE per conto dell'Unione, quindi il rimborso grava sul bilancio comunitario (MFF), alimentato dai contributi degli Stati membri e da eventuali nuove entrate dirette dell'UE. Le prime scadenze rilevanti sono previste a partire dal 2028, con un fabbisogno di rifinanziamento stimato tra 40 e 50 miliardi l'anno nel periodo 2028-2034, fino al 2058.Le due componenti separate:Prestiti agevolati (quelli richiesti da singoli paesi, Italia inclusa): li rimborsa direttamente il paese beneficiario, con relativi interessi.Sovvenzioni a fondo perduto: qui il rimborso è collettivo, coperto dal bilancio UE nel suo complesso — quindi, in sostanza, dai contributi di tutti gli Stati membri in proporzione al loro RNL, salvo nuove entrate.Il nodo aperto: le "nuove risorse proprie"Per evitare che il conto ricada semplicemente su maggiori contributi nazionali, la Commissione punta a introdurre entrate dirette dell'UE: quota di ETS (scambio emissioni), CBAM (meccanismo carbon border), contributo su rifiuti elettronici non riciclati, tra le proposte. Un portavoce della Commissione ha ribadito che è prioritario definire come rimborsare questo debito proprio attraverso queste nuove risorse.Non c'è ancora un accordo definitivo: i negoziati sul prossimo bilancio pluriennale (2028-2034) — che dovrà incorporare questo rimborso — dureranno probabilmente fino alla fine del 2026 e si annunciano complessi, anche perché alcuni leader (come Macron) hanno proposto di rifinanziare o estendere il debito invece di iniziare subito a ripagarlo.
io ho fatto un calcolo riferito esclusivamente al periodo 2000-2026. È ovvio che negli anni successivi l’Italia tornerà con ogni probabilità a essere datrice netta del bilancio UE.  Ma questo non cambia il dato relativo al periodo che sto considerando.

Inoltre, sul futuro rimborso di NextGenerationEU vanno tenute presenti almeno tre cose:

1 - l’UE sta cercando di sviluppare nuove risorse proprie per finanziare il rimborso, quindi non è affatto stabilito che tutto il costo ricada semplicemente sui contributi nazionali.

2 - oggi l’Italia rappresenta circa il 12% del RNL dell’UE, mentre ha ricevuto circa il 21% delle sovvenzioni NGEU. Anche nell’ipotesi semplificata che il rimborso del capitale fosse interamente ripartito fra gli Stati in proporzione al RNL attuale, l’Italia resterebbe quindi beneficiaria netta della redistribuzione operata da NGEU.

3 - quel 12% non è fissato fino al 2058. I contributi basati sul RNL dipendono dal peso economico relativo di ciascun paese. Considerato che da molti anni l’Italia cresce meno della media europea, è tutt’altro che scontato che nel 2058 la nostra quota sia ancora quella attuale.

In ogni caso, tutto questo riguarda flussi successivi al 2026. 

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da Gostis53 » 01/09/2026, 13:52

mario61 ha scritto: 01/09/2026, 13:40
Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 13:15
Non si tratta di importi netti. I titoli di debito che hanno permesso di erogare questi finanziamenti saranno finanziati da un aumento di entrate per l'UE a partire dal 2028 e queste entrate sono ricavate da nuovi contributi di ciascuno Stato membro.

Le copertureeeee? Non ci sono

Chi rimborsa formalmenteIl debito è emesso dalla Commissione UE per conto dell'Unione, quindi il rimborso grava sul bilancio comunitario (MFF), alimentato dai contributi degli Stati membri e da eventuali nuove entrate dirette dell'UE. Le prime scadenze rilevanti sono previste a partire dal 2028, con un fabbisogno di rifinanziamento stimato tra 40 e 50 miliardi l'anno nel periodo 2028-2034, fino al 2058.Le due componenti separate:Prestiti agevolati (quelli richiesti da singoli paesi, Italia inclusa): li rimborsa direttamente il paese beneficiario, con relativi interessi.Sovvenzioni a fondo perduto: qui il rimborso è collettivo, coperto dal bilancio UE nel suo complesso — quindi, in sostanza, dai contributi di tutti gli Stati membri in proporzione al loro RNL, salvo nuove entrate.Il nodo aperto: le "nuove risorse proprie"Per evitare che il conto ricada semplicemente su maggiori contributi nazionali, la Commissione punta a introdurre entrate dirette dell'UE: quota di ETS (scambio emissioni), CBAM (meccanismo carbon border), contributo su rifiuti elettronici non riciclati, tra le proposte. Un portavoce della Commissione ha ribadito che è prioritario definire come rimborsare questo debito proprio attraverso queste nuove risorse.Non c'è ancora un accordo definitivo: i negoziati sul prossimo bilancio pluriennale (2028-2034) — che dovrà incorporare questo rimborso — dureranno probabilmente fino alla fine del 2026 e si annunciano complessi, anche perché alcuni leader (come Macron) hanno proposto di rifinanziare o estendere il debito invece di iniziare subito a ripagarlo.
io ho fatto un calcolo riferito esclusivamente al periodo 2000-2026. È ovvio che negli anni successivi l’Italia tornerà con ogni probabilità a essere datrice netta del bilancio UE.  Ma questo non cambia il dato relativo al periodo che sto considerando.

Inoltre, sul futuro rimborso di NextGenerationEU vanno tenute presenti almeno tre cose:

1 - l’UE sta cercando di sviluppare nuove risorse proprie per finanziare il rimborso, quindi non è affatto stabilito che tutto il costo ricada semplicemente sui contributi nazionali.

2 - oggi l’Italia rappresenta circa il 12% del RNL dell’UE, mentre ha ricevuto circa il 21% delle sovvenzioni NGEU. Anche nell’ipotesi semplificata che il rimborso del capitale fosse interamente ripartito fra gli Stati in proporzione al RNL attuale, l’Italia resterebbe quindi beneficiaria netta della redistribuzione operata da NGEU.

3 - quel 12% non è fissato fino al 2058. I contributi basati sul RNL dipendono dal peso economico relativo di ciascun paese. Considerato che da molti anni l’Italia cresce meno della media europea, è tutt’altro che scontato che nel 2058 la nostra quota sia ancora quella attuale.

In ogni caso, tutto questo riguarda flussi successivi al 2026. 
ma che c'entra?
Non puoi paragonare flussi netti a flussi lordi.
Altrimenti ti dico che l'Italia ha dato all'UE 135 miliardi in 7 anni.

il bilancio UE è minimo, non esistono risorse europee (le uniche entrate degne di nota sono sostanzialmente i contributi dei Paesi membri)

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da mario61 » 01/09/2026, 15:21

Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 13:52
mario61 ha scritto: 01/09/2026, 13:40 io ho fatto un calcolo riferito esclusivamente al periodo 2000-2026. È ovvio che negli anni successivi l’Italia tornerà con ogni probabilità a essere datrice netta del bilancio UE.  Ma questo non cambia il dato relativo al periodo che sto considerando.

Inoltre, sul futuro rimborso di NextGenerationEU vanno tenute presenti almeno tre cose:

1 - l’UE sta cercando di sviluppare nuove risorse proprie per finanziare il rimborso, quindi non è affatto stabilito che tutto il costo ricada semplicemente sui contributi nazionali.

2 - oggi l’Italia rappresenta circa il 12% del RNL dell’UE, mentre ha ricevuto circa il 21% delle sovvenzioni NGEU. Anche nell’ipotesi semplificata che il rimborso del capitale fosse interamente ripartito fra gli Stati in proporzione al RNL attuale, l’Italia resterebbe quindi beneficiaria netta della redistribuzione operata da NGEU.

3 - quel 12% non è fissato fino al 2058. I contributi basati sul RNL dipendono dal peso economico relativo di ciascun paese. Considerato che da molti anni l’Italia cresce meno della media europea, è tutt’altro che scontato che nel 2058 la nostra quota sia ancora quella attuale.

In ogni caso, tutto questo riguarda flussi successivi al 2026. 
ma che c'entra?
Non puoi paragonare flussi netti a flussi lordi.
Altrimenti ti dico che l'Italia ha dato all'UE 135 miliardi in 7 anni.

il bilancio UE è minimo, non esistono risorse europee (le uniche entrate degne di nota sono sostanzialmente i contributi dei Paesi membri)
Ma il mio discorso è un’obiezione alle tesi, che tu sostieni, che l’appartenenza alla UE abbia finora danneggiato l’Italia.
Io faccio due osservazioni diverse.

La prima è quasi paradossale: facendo semplicemente il saldo dei flussi finanziari Italia-UE nel periodo 2000-2026, e considerando le sovvenzioni NGEU ma non i prestiti, l'Italia risulta oggi beneficiaria netta per circa 13 miliardi. Per il futuro torneremo con ogni probabilità datori netti, ma al momento il saldo del periodo considerato è questo.

E non c’è qui alcuna confusione tra lordo e netto. Sto facendo semplicemente un saldo di cassa riferito al periodo 2000-2026: quanto l’Italia ha complessivamente ricevuto dall’UE meno quanto ha complessivamente versato nello stesso periodo. È un saldo di periodo e mostra semplicemente che, in questi 26 anni, i soldi entrati sono stati più di quelli usciti. Ovviamente questo non significa che sarà così anche in futuro.

E questo si ricollega al secondo punto, al quale non hai mai risposto.

Dentro la stessa Unione europea — e, nel caso di Germania, Francia e Spagna, dentro la stessa moneta — la nostra performance di crescita in questi venticinque anni è stata la peggiore. Dal 2000 a oggi il PIL reale italiano è cresciuto di circa il 10%; quello greco del 17%, quello tedesco di circa il 27%, quello francese del 34%, quello spagnolo del 50% e quello della UE nel suo complesso di oltre il 40%.

Se poi guardiamo la produttività del lavoro, ponendo il 2000 uguale a 100, oggi l'Italia è a 94, mentre la Germania è a 111, la Francia a 113 e la media UE a 119.

Quindi, se il problema fondamentale fosse l'Europa, bisogna spiegare perché, sottoposti allo stesso quadro europeo, siamo proprio noi ad aver avuto una performance così eccezionalmente negativa.


 

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da Gostis53 » 01/09/2026, 15:57

mario61 ha scritto: 01/09/2026, 15:21
Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 13:52 ma che c'entra?
Non puoi paragonare flussi netti a flussi lordi.
Altrimenti ti dico che l'Italia ha dato all'UE 135 miliardi in 7 anni.

il bilancio UE è minimo, non esistono risorse europee (le uniche entrate degne di nota sono sostanzialmente i contributi dei Paesi membri)
Ma il mio discorso è un’obiezione alle tesi, che tu sostieni, che l’appartenenza alla UE abbia finora danneggiato l’Italia.
Io faccio due osservazioni diverse.

La prima è quasi paradossale: facendo semplicemente il saldo dei flussi finanziari Italia-UE nel periodo 2000-2026, e considerando le sovvenzioni NGEU ma non i prestiti, l'Italia risulta oggi beneficiaria netta per circa 13 miliardi. Per il futuro torneremo con ogni probabilità datori netti, ma al momento il saldo del periodo considerato è questo.

E non c’è qui alcuna confusione tra lordo e netto. Sto facendo semplicemente un saldo di cassa riferito al periodo 2000-2026: quanto l’Italia ha complessivamente ricevuto dall’UE meno quanto ha complessivamente versato nello stesso periodo. È un saldo di periodo e mostra semplicemente che, in questi 26 anni, i soldi entrati sono stati più di quelli usciti. Ovviamente questo non significa che sarà così anche in futuro.

E questo si ricollega al secondo punto, al quale non hai mai risposto.

Dentro la stessa Unione europea — e, nel caso di Germania, Francia e Spagna, dentro la stessa moneta — la nostra performance di crescita in questi venticinque anni è stata la peggiore. Dal 2000 a oggi il PIL reale italiano è cresciuto di circa il 10%; quello greco del 17%, quello tedesco di circa il 27%, quello francese del 34%, quello spagnolo del 50% e quello della UE nel suo complesso di oltre il 40%.

Se poi guardiamo la produttività del lavoro, ponendo il 2000 uguale a 100, oggi l'Italia è a 94, mentre la Germania è a 111, la Francia a 113 e la media UE a 119.

Quindi, se il problema fondamentale fosse l'Europa, bisogna spiegare perché, sottoposti allo stesso quadro europeo, siamo proprio noi ad aver avuto una performance così eccezionalmente negativa.


 
Non sono flussi finanziari netti perché l'Unione Europea non può dare decine di miliardi di euro in sovvenzioni. Li deve chiedere in prestito e questi prestiti sono rimborsati con i contributi dei paesi membri dell'UE.

Ho già spiegato il perché l'unione monetaria ha danneggiato in particolare l'Italia, ovvero è un Paese a forte vocazione manifatturiera ed esportatrice. Di conseguenza, un cambio troppo forte rispetto all'economia danneggia la competitività delle aziende. Non a caso, la principale riforma richiesta è stata quella di abbassare il costo del lavoro (e infatti i salari sono rimasti fermi dal 2000). È l'unica motivazione? Ovviamente no, ma sarebbe stupido ignorarlo.

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Puoi provare a leggere e forse ti rendi conto che non è una mia invenzione.
 

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da mario61 » 01/09/2026, 18:01

Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 15:57
mario61 ha scritto: 01/09/2026, 15:21
Ma il mio discorso è un’obiezione alle tesi, che tu sostieni, che l’appartenenza alla UE abbia finora danneggiato l’Italia.
Io faccio due osservazioni diverse.

La prima è quasi paradossale: facendo semplicemente il saldo dei flussi finanziari Italia-UE nel periodo 2000-2026, e considerando le sovvenzioni NGEU ma non i prestiti, l'Italia risulta oggi beneficiaria netta per circa 13 miliardi. Per il futuro torneremo con ogni probabilità datori netti, ma al momento il saldo del periodo considerato è questo.

E non c’è qui alcuna confusione tra lordo e netto. Sto facendo semplicemente un saldo di cassa riferito al periodo 2000-2026: quanto l’Italia ha complessivamente ricevuto dall’UE meno quanto ha complessivamente versato nello stesso periodo. È un saldo di periodo e mostra semplicemente che, in questi 26 anni, i soldi entrati sono stati più di quelli usciti. Ovviamente questo non significa che sarà così anche in futuro.

E questo si ricollega al secondo punto, al quale non hai mai risposto.

Dentro la stessa Unione europea — e, nel caso di Germania, Francia e Spagna, dentro la stessa moneta — la nostra performance di crescita in questi venticinque anni è stata la peggiore. Dal 2000 a oggi il PIL reale italiano è cresciuto di circa il 10%; quello greco del 17%, quello tedesco di circa il 27%, quello francese del 34%, quello spagnolo del 50% e quello della UE nel suo complesso di oltre il 40%.

Se poi guardiamo la produttività del lavoro, ponendo il 2000 uguale a 100, oggi l'Italia è a 94, mentre la Germania è a 111, la Francia a 113 e la media UE a 119.

Quindi, se il problema fondamentale fosse l'Europa, bisogna spiegare perché, sottoposti allo stesso quadro europeo, siamo proprio noi ad aver avuto una performance così eccezionalmente negativa.


 
Non sono flussi finanziari netti perché l'Unione Europea non può dare decine di miliardi di euro in sovvenzioni. Li deve chiedere in prestito e questi prestiti sono rimborsati con i contributi dei paesi membri dell'UE.

Ho già spiegato il perché l'unione monetaria ha danneggiato in particolare l'Italia, ovvero è un Paese a forte vocazione manifatturiera ed esportatrice. Di conseguenza, un cambio troppo forte rispetto all'economia danneggia la competitività delle aziende. Non a caso, la principale riforma richiesta è stata quella di abbassare il costo del lavoro (e infatti i salari sono rimasti fermi dal 2000). È l'unica motivazione? Ovviamente no, ma sarebbe stupido ignorarlo.

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Un solo appunto, poi ovviamente rimangono le nostre visioni diverse: negli anni Ottanta, con la lira e le periodiche svalutazioni, l’Italia era già un grande esportatore, ma era circa ottava al mondo e aveva una bilancia commerciale strutturalmente deficitaria. Oggi, con l’euro, è arrivata al quarto posto mondiale e registra da anni consistenti surplus commerciali. 

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da Gio » 01/09/2026, 18:38

mario61 ha scritto: 01/09/2026, 18:01 Un solo appunto, poi ovviamente rimangono le nostre visioni diverse: negli anni Ottanta, con la lira e le periodiche svalutazioni, l’Italia era già un grande esportatore, ma era circa ottava al mondo e aveva una bilancia commerciale strutturalmente deficitaria. Oggi, con l’euro, è arrivata al quarto posto mondiale e registra da anni consistenti surplus commerciali. 
Eddai, mario .... Hai letto l'articolo o no?  Perche continui a rovinare tutto con dati e realta`? 

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da Gostis53 » 01/09/2026, 19:05

mario61 ha scritto: 01/09/2026, 18:01
Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 15:57
Non sono flussi finanziari netti perché l'Unione Europea non può dare decine di miliardi di euro in sovvenzioni. Li deve chiedere in prestito e questi prestiti sono rimborsati con i contributi dei paesi membri dell'UE.

Ho già spiegato il perché l'unione monetaria ha danneggiato in particolare l'Italia, ovvero è un Paese a forte vocazione manifatturiera ed esportatrice. Di conseguenza, un cambio troppo forte rispetto all'economia danneggia la competitività delle aziende. Non a caso, la principale riforma richiesta è stata quella di abbassare il costo del lavoro (e infatti i salari sono rimasti fermi dal 2000). È l'unica motivazione? Ovviamente no, ma sarebbe stupido ignorarlo.

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Un solo appunto, poi ovviamente rimangono le nostre visioni diverse: negli anni Ottanta, con la lira e le periodiche svalutazioni, l’Italia era già un grande esportatore, ma era circa ottava al mondo e aveva una bilancia commerciale strutturalmente deficitaria. Oggi, con l’euro, è arrivata al quarto posto mondiale e registra da anni consistenti surplus commerciali. 
Infatti il saldo netto tra esportazioni e importazioni è passato dai +33,8 miliardi del 1996 ai -1,2 del 2000 ed è rimasto fortemente negativo fino al 2012 quando le riforme di distruzione della domanda interna per rendere nuovamente competitive le aziende italiane (realizzate dal governo Monti) hanno iniziato a portare effetti. Puoi facilmente verificare i dati ovunque.

I tassi di cambio fissi hanno sempre causato problemi e prima o poi hanno portato a delle forti crisi. Questo a prescindere dall'essere europeisti o meno.

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da Gostis53 » 01/09/2026, 19:06

Gio ha scritto: 01/09/2026, 18:38
mario61 ha scritto: 01/09/2026, 18:01 Un solo appunto, poi ovviamente rimangono le nostre visioni diverse: negli anni Ottanta, con la lira e le periodiche svalutazioni, l’Italia era già un grande esportatore, ma era circa ottava al mondo e aveva una bilancia commerciale strutturalmente deficitaria. Oggi, con l’euro, è arrivata al quarto posto mondiale e registra da anni consistenti surplus commerciali. 
Eddai, mario .... Hai letto l'articolo o no?  Perche continui a rovinare tutto con dati e realta`? 
Esatto, infatti la letteratura economica e i dati empirici dimostrano che avere un cambio forte favorisce la vocazione esportatrice delle nazioni  :icon_paper: :forza:

Forse è meglio che torni a parlare di virus

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da mario61 » 01/09/2026, 21:06

Gostis53 ha scritto: 01/09/2026, 19:05
mario61 ha scritto: 01/09/2026, 18:01
Un solo appunto, poi ovviamente rimangono le nostre visioni diverse: negli anni Ottanta, con la lira e le periodiche svalutazioni, l’Italia era già un grande esportatore, ma era circa ottava al mondo e aveva una bilancia commerciale strutturalmente deficitaria. Oggi, con l’euro, è arrivata al quarto posto mondiale e registra da anni consistenti surplus commerciali. 
Infatti il saldo netto tra esportazioni e importazioni è passato dai +33,8 miliardi del 1996 ai -1,2 del 2000 ed è rimasto fortemente negativo fino al 2012 quando le riforme di distruzione della domanda interna per rendere nuovamente competitive le aziende italiane (realizzate dal governo Monti) hanno iniziato a portare effetti. Puoi facilmente verificare i dati ovunque.

I tassi di cambio fissi hanno sempre causato problemi e prima o poi hanno portato a delle forti crisi. Questo a prescindere dall'essere europeisti o meno.
trovo interessante l'articolo che hai postato ""Il valore della valuta orienta l’intero assetto economico di un Paese:*** una valuta forte privilegia settori avanzati e importazioni convenienti, mentre una valuta debole sostiene l’industria esportatrice ma aumenta i costi degli input essenziali*****. Nessuna delle due situazioni è ideale in assoluto: l’effetto dipende dalla struttura produttiva del Paese e dal peso relativo di export, importazioni e dipendenza energetica.**Per economie come quella italiana, fortemente manifatturiere ma anche dipendenti dall’estero per energia e materie prime, il livello del cambio rappresenta quindi un equilibrio delicato che influisce su competitività e redditività aziendale."

All’università si distingueva fra competitività di prezzo ottenuta mediante il cambio e competitività strutturale ottenuta aumentando produttività, innovazione, qualità e organizzazione. La seconda è molto più duratura. La prima può dare un vantaggio immediato alle esportazioni, ma spesso genera inflazione importata e tende quindi a erodere nel tempo il vantaggio competitivo iniziale.
 

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Re: Politica Internazionale

Messaggio da mario61 » 01/09/2026, 22:12

Comunque io non penso che l’euro non abbia svantaggi, anche rilevanti. Semplicemente ritengo che, per l’Italia, i vantaggi abbiano superato gli svantaggi.
  • Svantaggio principale: la rinuncia al cambio come strumento di aggiustamento. Se produttività e costi divergono rispetto agli altri paesi, non si può più recuperare competitività attraverso una svalutazione e l’aggiustamento interno diventa più difficile e doloroso.
  • Vantaggi: una stabilità monetaria e dei prezzi molto maggiore rispetto alla storia della lira; l’eliminazione del rischio di cambio nei rapporti con gran parte dei nostri principali partner commerciali; minori costi di transazione; l’accesso a un mercato finanziario molto più ampio; e soprattutto l’ombrello della BCE, particolarmente prezioso per un paese con un debito pubblico molto elevato.
La stagnazione italiana della produttività, però, ha radici molto più strutturali, che erano presenti anche quando c’era la lira: piccola dimensione media delle imprese, difficoltà a crescere dimensionalmente, investimenti insufficienti in innovazione e capitale umano, burocrazia, lentezza della giustizia civile, inefficienze della PA, rigidità del mercato del lavoro.
L’euro può aver reso più visibili e più costose queste debolezze, perché ha tolto la possibilità di compensarle periodicamente attraverso la svalutazione. Ma non le ha create.
Per me, quindi, l’appartenenza all’euro è stata soprattutto un’opportunità in larga parte non sfruttata. Abbiamo beneficiato di stabilità monetaria e, soprattutto nei primi anni, di una fortissima riduzione dei costi di finanziamento; non abbiamo utilizzato sufficientemente quel vantaggio per realizzare le riforme e gli investimenti capaci di aumentare in modo duraturo la nostra produttività.
 

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